• Folklore

    “U fistinu” di Santa Rosalia, tra religione e folklore

    Il Festino di Santa Rosalia (u fistinu) è il momento più alto dell’espressione popolare delle tradizioni e del folklore palermitano. Dalla miracolosa processione del 9 giugno 1625 i palermitani, ogni anno, ricordano quell’evento con una sfarzosa festa che inizia il 10 luglio con il corteo per il “rito della cera”, recuperato nel 2019 dopo ben 100 anni, e termina il 15 luglio con la Messa solenne e la processione dell’urna argentea, contenente le reliquie della Santa, per le vie di Palermo. Cinque giorni pieni di eventi tra il sacro e il profano che hanno come momento clou la processione del carro trionfale di giorno 14 luglio. SANTA ROSALIA TRA STORIA…

  • Cucina Siciliana

    Le minne di Sant’Agata, un “dolce amuleto”

    Le minne di Sant’Agata sono piccole cassatelle di pastafrolla ripiene di ricotta, cioccolato e canditi, ricoperte da una candida e morbida glassa al limone e impreziosite con una ciliegina candita. Si preparano tradizionalmente il 5 di febbraio in onore di Sant’Agata, protettrice di balie, nutrici e donne affette da patologie al seno, oltre che patrona della città di Catania. Sembra però che la loro origine sia antecedente al culto della Santa, infatti vi sono testimonianze che ci mostrano come  si preparassero dolci a forma di seni anche per le feste legate al culto di Iside e Demetra. Ma chi era Sant’Agata e perché questo dolce prende il suo nome? Agata era una giovane…

  • Cucina Siciliana

    Arancine o arancini? Mangia e non pensarci…

    Uno dei cibi da strada per eccellenza, vittima di una simpatica diatriba tra Palermo e Catania, è l’arancina o arancino (io non voglio offendere nessuno, anche se da palermitana devo dire che per me l’arancina è fimmina). UNA QUESTIONE DI GENERE Andando al nocciolo della questione la parola arancina non è registrata in nessuno dei grandi vocabolari siciliani del ‘700 o dell’ ‘800, ma compare per la prima volta nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi (1857), dove è presente il termine “arancinu” accompagnato dalla seguente definizione: ‘vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia’. Dolce e non salato come è descritto nel Nuovo vocabolario siciliano-italiano del Traina (1868), dove,…

  • Filastrocche e Poesie

    LU MIRACULU RI SANTA LUCIA di Claudia Agnello

    Mi rissi me nanna, quann’era nica: “Ora ti cuntu ‘na storia antica”. ‘Ncapu li ammi mi fici assittari e araciu araciu si misi a cuntari: “Ci fu ‘na vota, a Siracusa ‘na caristìa troppu dannusa. Pani ‘un cinn’era e tanti famigghi ‘unn’arriniscìanu a sfamari li figghi. Ma puru ‘mmenzu a la disperazioni nun ci mancava mai la devozioni e addumannavanu a Santa Lucia chi li sarvassi di la caristìa. Un beddu jornu arrivà di luntanu rintra lu portu siracusanu ‘na navi carrica di furmentu a liberalli ri ‘ddu tormentu. Pi li cristiani la gioia fu tanta chi tutti griravanu “viva la Santa!” Picchì fu grazii a la so ‘ntercessioni ch’avìa…

  • Cucina Siciliana

    A Santa Lucia si mangia la cuccia (cuccìa)!

    Il 13 dicembre, giorno dedicato a Santa Lucia (283-304), in alcune zone della Sicilia, tradizionalmente, non si mangiano alimenti prodotti con farina di cereali (pasta e pane in primis), ma con cereali interi o con altre farine. Tra gli alimenti più diffusi, insieme alle arancine (o arancini) e alle panelle, vi è la cuccia, una ricetta a base di grano cotto, il cui termine deriva da coccio, ovvero granello o chicco. LA LEGGENDA DI SANTA LUCIA L’usanza di mangiare il grano in questo giorno di festa ha origini molto antiche contese tra Palermo e Siracusa. Secondo una leggenda, nel 1646 una grave carestia mise in ginocchio il popolo siciliano che,…

  • Cucina Siciliana

    La muffuletta “cunzata”, e la tradizione continua

    Come da tradizione, a pranzo o a colazione, il due novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, le famiglie palermitane usano mangiare le ormai internazionali “Muffulette“, un tipo di pane morbido, di forma tonda e gonfia, ricoperto di giuggiulena (sesamo), condito con l’olio nuovo, quello appena spremuto per intenderci, acciughe e caciocavallo. Un piatto veloce da preparare al fine di poter passare la giornata del 2 novembre all’interno del cimitero per far visita ai propri cari. Ciò è quello che rimane di una vecchia usanza, quella di imbandire banchetti all’interno dei cimiteri con lo scopo di accorciare la distanza con i propri cari defunti passando con loro un bel momento…

  • Racconti e Fiabe

    Andrea Camilleri racconta la “Festa dei morti”

    “Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari…

  • Cucina Siciliana

    Frutta martorana, sapori tradizionali.

    Durante il periodo che precede la Commemorazione dei Defunti, o come diciamo qui in Sicilia la “Festa dei morti”, tutte le vetrine delle pasticcerie e dei panifici si riempiono di limoni e arance, pomodori e melanzane, cozze e triglie, gamberi  e polpi. Attenzione! Non sono reali ma preparati con la pasta reale, meglio conosciuta come martorana, un impasto di farina di mandorla, zucchero a velo e glucosio che ha origini molto antiche e, come per molte pietanze tradizionali, monastiche. ORIGINI DELLA MARTORANA, LEGGENDA O REALTA’? Si narra che all’interno del monastero benedettino della Martorana, fatto costruire intorno al 1194 vicino alla Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio per volere della nobildonna…

  • Racconti e Fiabe

    Li Diavuli di la Zisa.

    Hannu a sapiri ca ‘n Palermu cc’è un gran Palazzu ch’è comu un Casteddu e si chiama di la Zisa. A sta Zisa cc’è ‘na ‘ntrata ch’è fatta d’oru e appitturata vera galanti, e ‘nta la menzu ‘na funtana di màrmura ca cci scoppa un’acqua pulita e frisca ca veni lu cori, e ‘nta st’acqua s’arròzzulanu pizzudda d’oru e d’argentu. Ora ddocu, ‘nta sta Zisa, cc’è lu ‘ncantisimu, e cc’è un bancu di munita d’oru, la cchiù granni chi mai (ma no quantu lu bancu di Ddisisa), e lu tennu ‘ncantatu li Diàvuli, pirchì nun vonnu chi si lu pigghiassiru li cristiani; pirchì lor signuri hannu a sapiri ca stu…

  • Cucina Siciliana

    Tetù e teio, dolci tentazioni

    Acquistati prevalentemente per la festività della Commemorazione dei Defunti o Festa dei Morti, come si dice a Palermo, al fine di arricchire di ogni sorta di dolciumi “u cannistru” dei morti, i tetù, proprio come ben descritto all’interno del Vocabolario storico-etimologico del Siciliano (Varvaro), sono dei biscotti di farina, burro e cioccolato, di forma sferica e ricoperti di una glassa al cioccolato. In Sicilia questo biscotto è conosciuto con diverse denominazioni: se la forma tetù è propria del palermitano, tatù si rileva in area centrale e totò in area orientale.  “TIENI TU E TENGO IO” Soffermandoci nel palermitano riscontriamo che esistono due varianti dello stesso biscotto i tetù e i teio, ovvero…