• Cucina Siciliana

    U brusciuluni, il piatto ricco della domenica

    “U brusciuluni”, detto anche falsomagro (sic. farsumàuru), è un enorme involtino di carne che viene farcito copiosamente da diversi ingredienti come pangrattato, uovo sodo, uva passa, pinoli, salumi e formaggi a scelta e che viene successivamente cotto nel sugo. La particolarità di questa ricetta, infatti, è quella di nascondere  al suo interno un sostanzioso ripieno che si scopre solo al momento di servire il falsomagro tagliato a fette. ETIMOLOGIA Da un punto di vista lessicale la perdita dell’etimo e della motivazione di questa parola hanno contribuito alla conseguente creazione di una nuova etimologia (detta ‘etimologia popolare’). Dalla voce dialettale, in cui la prima parte del nome rivela l’interpretazione paretimologica basata…

  • Cucina Siciliana

    Il cannolo, che goduria!

    Il cannolo è il dolce tradizionale per eccellenza della tradizione culinaria siciliana, riconosciuto e inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T). E’ composto da una cialda croccante fritta nello strutto, detta scorza, ripiena di crema di ricotta di pecora, cioccolato e frutta candita (tradizionalmente zucca candita, spesso sostituita da altri tipi di frutta candita, come le ciliege, le scorze di arancia o di altri agrumi o i pistacchi tritati). ORIGINE DEL NOME E DELLA RICETTA Nato originariamente come dolce di carnevale, col tempo, grazie alla sua diffusione, ha perso il suo carattere di occasionalità. Viene descritto per la prima volta dal duca Alberto Denti di Pirajno nel suo…

  • Cucina Siciliana

    Le minne di Sant’Agata, un “dolce amuleto”

    Le minne di Sant’Agata sono piccole cassatelle di pastafrolla ripiene di ricotta, cioccolato e canditi, ricoperte da una candida e morbida glassa al limone e impreziosite con una ciliegina candita. Si preparano tradizionalmente il 5 di febbraio in onore di Sant’Agata, protettrice di balie, nutrici e donne affette da patologie al seno, oltre che patrona della città di Catania. Sembra però che la loro origine sia antecedente al culto della Santa, infatti vi sono testimonianze che ci mostrano come  si preparassero dolci a forma di seni anche per le feste legate al culto di Iside e Demetra. Ma chi era Sant’Agata e perché questo dolce prende il suo nome? Agata era una giovane…

  • Cucina Siciliana

    Sua maestà, la Cassata

    La ricotta di pecora, prodotta in Sicilia da tempi preistorici, la pasta reale a base di farina di mandorle, inventata in epoca normanna presso il convento della Martorana, il cioccolato, giunto in Europa dopo il XVI secolo, il pandispagna, arrivato da Genova nel 1700, e la frutta candita, già conosciuta in Sicilia grazie agli Arabi ma introdotta dal pasticciere palermitano Salvatore Gulì  alla fine del 1800, fanno della cassata la regina indiscussa della pasticceria siciliana, un dolce che potremmo definire un pezzo di storia siciliana. Nata per celebrare la Pasqua dopo i sacrifici quaresimali, la cassata è divenuta ormai di consumo comune durante tutto l’anno. La sua realizzazione non è…

  • Folklore

    Il Natale in Sicilia

    Chi pensa alle vacanze in Sicilia sicuramente pensa subito all’estate: distese di spiagge dorate e mare cristallino. Ma in realtà nel periodo natalizio quest’isola ha tanto da offrire. Si può scegliere per esempio di trascorrere qualche giorno sulle pendici innevate dell’Etna o di lasciarsi suggestionare dal mare in tempesta durante i giorni più grigi. In ogni città e paese si montano alberi e luci e ci si mette in moto mesi prima per la realizzazione di un bel Presepe. L’arte della creazione del Presepe è molto diffusa in Sicilia, che ne offre molte varianti. Quello più suggestivo è sicuramente quello vivente. Il più famoso si trova a Custonaci, in provincia…

  • Cucina Siciliana

    Arancine o arancini? Mangia e non pensarci…

    Uno dei cibi da strada per eccellenza, vittima di una simpatica diatriba tra Palermo e Catania, è l’arancina o arancino (io non voglio offendere nessuno, anche se da palermitana devo dire che per me l’arancina è fimmina). UNA QUESTIONE DI GENERE Andando al nocciolo della questione la parola arancina non è registrata in nessuno dei grandi vocabolari siciliani del ‘700 o dell’ ‘800, ma compare per la prima volta nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi (1857), dove è presente il termine “arancinu” accompagnato dalla seguente definizione: ‘vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia’. Dolce e non salato come è descritto nel Nuovo vocabolario siciliano-italiano del Traina (1868), dove,…

  • Cucina Siciliana

    A Santa Lucia si mangia la cuccia (cuccìa)!

    Il 13 dicembre, giorno dedicato a Santa Lucia (283-304), in alcune zone della Sicilia, tradizionalmente, non si mangiano alimenti prodotti con farina di cereali (pasta e pane in primis), ma con cereali interi o con altre farine. Tra gli alimenti più diffusi, insieme alle arancine (o arancini) e alle panelle, vi è la cuccia, una ricetta a base di grano cotto, il cui termine deriva da coccio, ovvero granello o chicco. LA LEGGENDA DI SANTA LUCIA L’usanza di mangiare il grano in questo giorno di festa ha origini molto antiche contese tra Palermo e Siracusa. Secondo una leggenda, nel 1646 una grave carestia mise in ginocchio il popolo siciliano che,…

  • Cucina Siciliana

    La muffuletta “cunzata”, e la tradizione continua

    Come da tradizione, a pranzo o a colazione, il due novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, le famiglie palermitane usano mangiare le ormai internazionali “Muffulette“, un tipo di pane morbido, di forma tonda e gonfia, ricoperto di giuggiulena (sesamo), condito con l’olio nuovo, quello appena spremuto per intenderci, acciughe e caciocavallo. Un piatto veloce da preparare al fine di poter passare la giornata del 2 novembre all’interno del cimitero per far visita ai propri cari. Ciò è quello che rimane di una vecchia usanza, quella di imbandire banchetti all’interno dei cimiteri con lo scopo di accorciare la distanza con i propri cari defunti passando con loro un bel momento…

  • Filastrocche e Poesie

    LA MARTURANA di Claudia Agnello

    Pressu ‘na chiesa palarmitana c’era un cummentu Binirittinu chi si chiamava “la Marturana” e pussirìa un granni jardinu, tantu curatu e tantu graziusu chi quannu ‘ntisi stu granni parrari, puru lu viscuvu fu curiusu e si partìu pi ghillu a taliari. Li munacheddi troppu cuntenti vulianu fari ‘na bona fiúra. Sintìti soccu ci rissi la menti p’armallu tuttu di frutta matura. Cu tantu amuri misiru ‘nsemmula chiddu ch’avìanu a disposizioni: zuccaru, acqua e farina di mennula e li ‘mpastaru cu gran devozioni. Forma ci rettiru di aranciteddi, pira, lumiuna e atra frutta matura. Bisogna viriri ch’eranu beddi tutti tinciuti di milli culura. Quannu li misiru na lu jardinu tutti appizzati…

  • Racconti e Fiabe

    Andrea Camilleri racconta la “Festa dei morti”

    “Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari…