• Cucina Siciliana

    Gelo di melone

    Il gelo di anguria o, come viene chiamato in Sicilia, “gelo di melone” (o mellone) è un dolce al cucchiaio tipico delle calde estati siciliane. La freschezza dell’anguria, la delicatezza profumata del gelsomino e la piccante dolcezza della cannella infatti offrono un ideale ristoro durante le più calde giornate estive. Poche sono le notizie riguardanti la sua origine. Forse inventato durante la dominazione araba in Sicilia o sul finire del Basso Medioevo da parte della popolazione arbëreshë albanese che si insediò nell’entroterra palermitano, il gelo di anguria è molto popolare proprio a Palermo, dove riveste il ruolo di dolce tradizionale del sentitissimo Festino di Santa Rosalia, patrona della città, e…

  • Cucina Siciliana

    I Chiavi ri San Pietru, per aprire le porte del Paradiso e il cuore dell’amata

    Mia mamma, di nome Paola, mi racconta che quando era piccola, il 29 giugno, giorno dedicato ai Santi Pietro e Paolo, riceveva in dono da mio nonno dei biscotti a forma di chiave, comunemente chiamati dai palermitani “chiavi ri San Pietru”. Questi biscotti venivano confezionati con pasta mielata e mandorle che, una volta spianata, veniva ritagliata con uno stampo a forma di chiave. L’ORIGINE DELLE “CHIAVI DI SAN PIETRO” E’ LEGATA AD UN EVENTO RELIGIOSO Come ben sappiamo in Sicilia l’usanza di associare un dolce tipico ad un evento religioso è molto frequente e spesso è legata a tradizioni ormai perdute. Questa antica usanza, in particolare, trae le sue origini…

  • Cucina Siciliana

    U pani cunzatu

    “U pani cunzatu”, in italiano pane condito, è uno dei piatti più poveri della tradizione culinaria siciliana. Un fresco e morbido panino che profuma di Sicilia: acciughe, pomodoro, primo sale, origano. Una Sicilia povera ma ricca di profumi e sapori. Proprio per la natura povera dei suoi ingredienti viene anche chiamato “pane disgraziato”. DOVE MANGIARLO Nel piccolo borghetto turistico di Scopello, nella provincia di Trapani, c’è un antico panificio con il forno a legna che prepara questo gustosissimo tripudio di sapori da assaporare dopo una rilassante giornata al mare, seduti davanti all’azzurro paradisiaco del mare o all’ombra degli alberi di fichi, in uno dei tavolini posti nel piccolo cortile davanti…

  • Cucina Siciliana

    U brusciuluni, il piatto ricco della domenica

    “U brusciuluni”, detto anche falsomagro (sic. farsumàuru), è un enorme involtino di carne che viene farcito copiosamente da diversi ingredienti come pangrattato, uovo sodo, uva passa, pinoli, salumi e formaggi a scelta e che viene successivamente cotto nel sugo. La particolarità di questa ricetta, infatti, è quella di nascondere  al suo interno un sostanzioso ripieno che si scopre solo al momento di servire il falsomagro tagliato a fette. ETIMOLOGIA Da un punto di vista lessicale la perdita dell’etimo e della motivazione di questa parola hanno contribuito alla conseguente creazione di una nuova etimologia (detta ‘etimologia popolare’). Dalla voce dialettale, in cui la prima parte del nome rivela l’interpretazione paretimologica basata…

  • Cucina Siciliana

    Il cannolo, che goduria!

    Il cannolo è il dolce tradizionale per eccellenza della tradizione culinaria siciliana, riconosciuto e inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T). E’ composto da una cialda croccante fritta nello strutto, detta scorza, ripiena di crema di ricotta di pecora, cioccolato e frutta candita (tradizionalmente zucca candita, spesso sostituita da altri tipi di frutta candita, come le ciliege, le scorze di arancia o di altri agrumi o i pistacchi tritati). ORIGINE DEL NOME E DELLA RICETTA Nato originariamente come dolce di carnevale, col tempo, grazie alla sua diffusione, ha perso il suo carattere di occasionalità. Viene descritto per la prima volta dal duca Alberto Denti di Pirajno nel suo…

  • Cucina Siciliana

    Le minne di Sant’Agata, un “dolce amuleto”

    Le minne di Sant’Agata sono piccole cassatelle di pastafrolla ripiene di ricotta, cioccolato e canditi, ricoperte da una candida e morbida glassa al limone e impreziosite con una ciliegina candita. Si preparano tradizionalmente il 5 di febbraio in onore di Sant’Agata, protettrice di balie, nutrici e donne affette da patologie al seno, oltre che patrona della città di Catania. Sembra però che la loro origine sia antecedente al culto della Santa, infatti vi sono testimonianze che ci mostrano come  si preparassero dolci a forma di seni anche per le feste legate al culto di Iside e Demetra. Ma chi era Sant’Agata e perché questo dolce prende il suo nome? Agata era una giovane…

  • Cucina Siciliana

    Sua maestà, la Cassata

    La ricotta di pecora, prodotta in Sicilia da tempi preistorici, la pasta reale a base di farina di mandorle, inventata in epoca normanna presso il convento della Martorana, il cioccolato, giunto in Europa dopo il XVI secolo, il pandispagna, arrivato da Genova nel 1700, e la frutta candita, già conosciuta in Sicilia grazie agli Arabi ma introdotta dal pasticciere palermitano Salvatore Gulì  alla fine del 1800, fanno della cassata la regina indiscussa della pasticceria siciliana, un dolce che potremmo definire un pezzo di storia siciliana. Nata per celebrare la Pasqua dopo i sacrifici quaresimali, la cassata è divenuta ormai di consumo comune durante tutto l’anno. La sua realizzazione non è…

  • Cucina Siciliana

    Arancine o arancini? Mangia e non pensarci…

    Uno dei cibi da strada per eccellenza, vittima di una simpatica diatriba tra Palermo e Catania, è l’arancina o arancino (io non voglio offendere nessuno, anche se da palermitana devo dire che per me l’arancina è fimmina). UNA QUESTIONE DI GENERE Andando al nocciolo della questione la parola arancina non è registrata in nessuno dei grandi vocabolari siciliani del ‘700 o dell’ ‘800, ma compare per la prima volta nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi (1857), dove è presente il termine “arancinu” accompagnato dalla seguente definizione: ‘vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia’. Dolce e non salato come è descritto nel Nuovo vocabolario siciliano-italiano del Traina (1868), dove,…

  • Filastrocche e Poesie

    LU MIRACULU RI SANTA LUCIA di Claudia Agnello

    Mi rissi me nanna, quann’era nica: “Ora ti cuntu ‘na storia antica”. ‘Ncapu li ammi mi fici assittari e araciu araciu si misi a cuntari: “Ci fu ‘na vota, a Siracusa ‘na caristìa troppu dannusa. Pani ‘un cinn’era e tanti famigghi ‘unn’arriniscìanu a sfamari li figghi. Ma puru ‘mmenzu a la disperazioni nun ci mancava mai la devozioni e addumannavanu a Santa Lucia chi li sarvassi di la caristìa. Un beddu jornu arrivà di luntanu rintra lu portu siracusanu ‘na navi carrica di furmentu a liberalli ri ‘ddu tormentu. Pi li cristiani la gioia fu tanta chi tutti griravanu “viva la Santa!” Picchì fu grazii a la so ‘ntercessioni ch’avìa…

  • Cucina Siciliana

    A Santa Lucia si mangia la cuccia (cuccìa)!

    Il 13 dicembre, giorno dedicato a Santa Lucia (283-304), in alcune zone della Sicilia, tradizionalmente, non si mangiano alimenti prodotti con farina di cereali (pasta e pane in primis), ma con cereali interi o con altre farine. Tra gli alimenti più diffusi, insieme alle arancine (o arancini) e alle panelle, vi è la cuccia, una ricetta a base di grano cotto, il cui termine deriva da coccio, ovvero granello o chicco. LA LEGGENDA DI SANTA LUCIA L’usanza di mangiare il grano in questo giorno di festa ha origini molto antiche contese tra Palermo e Siracusa. Secondo una leggenda, nel 1646 una grave carestia mise in ginocchio il popolo siciliano che,…