• Cucina Siciliana

    Le minne di Sant’Agata, un “dolce amuleto”

    Le minne di Sant’Agata sono piccole cassatelle di pastafrolla ripiene di ricotta, cioccolato e canditi, ricoperte da una candida e morbida glassa al limone e impreziosite con una ciliegina candita. Si preparano tradizionalmente il 5 di febbraio in onore di Sant’Agata, protettrice di balie, nutrici e donne affette da patologie al seno, oltre che patrona della città di Catania. Sembra però che la loro origine sia antecedente al culto della Santa, infatti vi sono testimonianze che ci mostrano come  si preparassero dolci a forma di seni anche per le feste legate al culto di Iside e Demetra. Ma chi era Sant’Agata e perché questo dolce prende il suo nome? Agata era una giovane…

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    Sua maestà, la Cassata

    La ricotta di pecora, prodotta in Sicilia da tempi preistorici, la pasta reale a base di farina di mandorle, inventata in epoca normanna presso il convento della Martorana, il cioccolato, giunto in Europa dopo il XVI secolo, il pandispagna, arrivato da Genova nel 1700, e la frutta candita, già conosciuta in Sicilia grazie agli Arabi ma introdotta dal pasticciere palermitano Salvatore Gulì  alla fine del 1800, fanno della cassata la regina indiscussa della pasticceria siciliana, un dolce che potremmo definire un pezzo di storia siciliana. Nata per celebrare la Pasqua dopo i sacrifici quaresimali, la cassata è divenuta ormai di consumo comune durante tutto l’anno. La sua realizzazione non è…

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    Arancine o arancini? Mangia e non pensarci…

    Uno dei cibi da strada per eccellenza, vittima di una simpatica diatriba tra Palermo e Catania, è l’arancina o arancino (io non voglio offendere nessuno, anche se da palermitana devo dire che per me l’arancina è fimmina). UNA QUESTIONE DI GENERE Andando al nocciolo della questione la parola arancina non è registrata in nessuno dei grandi vocabolari siciliani del ‘700 o dell’ ‘800, ma compare per la prima volta nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi (1857), dove è presente il termine “arancinu” accompagnato dalla seguente definizione: ‘vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia’. Dolce e non salato come è descritto nel Nuovo vocabolario siciliano-italiano del Traina (1868), dove,…

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    A Santa Lucia si mangia la cuccia (cuccìa)!

    Il 13 dicembre, giorno dedicato a Santa Lucia (283-304), in alcune zone della Sicilia, tradizionalmente, non si mangiano alimenti prodotti con farina di cereali (pasta e pane in primis), ma con cereali interi o con altre farine. Tra gli alimenti più diffusi, insieme alle arancine (o arancini) e alle panelle, vi è la cuccia, una ricetta a base di grano cotto, il cui termine deriva da coccio, ovvero granello o chicco. LA LEGGENDA DI SANTA LUCIA L’usanza di mangiare il grano in questo giorno di festa ha origini molto antiche contese tra Palermo e Siracusa. Secondo una leggenda, nel 1646 una grave carestia mise in ginocchio il popolo siciliano che,…

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    Il buccellato, il dolce del Natale siciliano

    Siamo in pieno clima natalizio e al centro delle tavole siciliane, a conclusione di un bel pasto abbondante, oltre ai nazionali pandoro e panettone, si contraddistingue il buccellato, un involucro di pasta frolla che racchiude dentro un ripieno di bontà che ha come base i fichi “incannati”, e cioè asciugati al sole dopo essere stati infilzati con delle canne di bambù e legati con uno spago. L’ORIGINE DEL NOME  Questo dolce prende il nome dal termine latino bucellatum, cioè pane da sbocconcellare, per la sua morbidezza. In Sicilia, inoltre, questo dolce è preparato seguendo ricette leggermente diverse le une dalle altre e assume forme e nomi differenti. La forma più utilizzata…

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    La muffuletta “cunzata”, e la tradizione continua

    Come da tradizione, a pranzo o a colazione, il due novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, le famiglie palermitane usano mangiare le ormai internazionali “Muffulette“, un tipo di pane morbido, di forma tonda e gonfia, ricoperto di giuggiulena (sesamo), condito con l’olio nuovo, quello appena spremuto per intenderci, acciughe e caciocavallo. Un piatto veloce da preparare al fine di poter passare la giornata del 2 novembre all’interno del cimitero per far visita ai propri cari. Ciò è quello che rimane di una vecchia usanza, quella di imbandire banchetti all’interno dei cimiteri con lo scopo di accorciare la distanza con i propri cari defunti passando con loro un bel momento…

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    Frutta martorana, sapori tradizionali.

    Durante il periodo che precede la Commemorazione dei Defunti, o come diciamo qui in Sicilia la “Festa dei morti”, tutte le vetrine delle pasticcerie e dei panifici si riempiono di limoni e arance, pomodori e melanzane, cozze e triglie, gamberi  e polpi. Attenzione! Non sono reali ma preparati con la pasta reale, meglio conosciuta come martorana, un impasto di farina di mandorla, zucchero a velo e glucosio che ha origini molto antiche e, come per molte pietanze tradizionali, monastiche. ORIGINI DELLA MARTORANA, LEGGENDA O REALTA’? Si narra che all’interno del monastero benedettino della Martorana, fatto costruire intorno al 1194 vicino alla Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio per volere della nobildonna…

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    Tetù e teio, dolci tentazioni

    Acquistati prevalentemente per la festività della Commemorazione dei Defunti o Festa dei Morti, come si dice a Palermo, al fine di arricchire di ogni sorta di dolciumi “u cannistru” dei morti, i tetù, proprio come ben descritto all’interno del Vocabolario storico-etimologico del Siciliano (Varvaro), sono dei biscotti di farina, burro e cioccolato, di forma sferica e ricoperti di una glassa al cioccolato. In Sicilia questo biscotto è conosciuto con diverse denominazioni: se la forma tetù è propria del palermitano, tatù si rileva in area centrale e totò in area orientale.  “TIENI TU E TENGO IO” Soffermandoci nel palermitano riscontriamo che esistono due varianti dello stesso biscotto i tetù e i teio, ovvero…

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    Minne di Vergine, le dolci colline di Sambuca

    Le “minne di virgini”, in italiano “seni di vergine”,  sono dolci tradizionali di Sambuca di Sicilia (“Borgo più bello d’Italia” nell’anno 2016). Composto da pasta frolla ripiena di biancomangiare, gocce di cioccolata, zuccata e cannella,  questo dolce, dopo circa 300 anni dalla sua creazione, è stato inserito nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali Siciliani (PAT). LE ORIGINI DELLA RICETTA La ricetta, custodita gelosamente dalle suore di clausura di Sambuca, risale al 1725 e fu ideata da Suor Virginia Casale di Rocca Menna, del Collegio di Maria di Sambuca, per rendere speciale il matrimonio tra il marchese don Pietro Beccadelli e donna Marianna Gravina. L’idea della suora era quella di ricreare le dolci…

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    Cuscus, il viaggio del gusto

    Alimento molto ricco e sostanzioso tipico del mondo arabo, dove assume numerosi valori magico-religiosi (portatore di una forza benefica di origine divina, la baraka, viene offerto ai parenti del defunto dopo i funerali e donato ai pellegrini di ritorno dalla Mecca) il cuscus, o in siciliano cùscusu, dall’arabo kuskus, è realizzato con granelli di semola di grano duro cotti al vapore (prima della cottura presentano il diametro di 1 mm dopo, via via, sempre più grande). I DIVERSI CONDIMENTI Solitamente esso accompagna carni in umido e/o verdure ma in Sicilia, in modo particolare nella Sicilia occidentale, viene accompagnato da diverse varietà di pesce, ma non soltanto, infatti nella tradizione siciliana non mancano pietanze a…