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Noto, capitale del barocco

Cari lettori,

oggi vi porteremo con noi a Noto, comune in provincia di Siracusa, diventato Patrimonio UNESCO nel 2002.

Noto è sede episcopale ed è definita Capitale del Barocco. Il sito originario della città, Noto antica, si trova sul Monte Alveria, in cui si trovano i primi insediamenti umani che risalgono all’età del bronzo.

Nel 1091 Noto fu occupata da Ruggero d’Altavilla. Durante il periodo angioino, nel 1282, la città partecipò all’insurrezione dei Vespri siciliani.

L’11 gennaio del 1693 la città fu distrutta da un violento terremoto che colpì tutti i comuni della Val di Noto. Giuseppe Lanza, Duca di Camastra, stabilì di ricostruire la città in altro sito 8 km più a valle. Nell’800 Noto perse il ruolo di capovalle che passò a Siracusa ma nel 1837, a causa del moto carbonaro di Siracusa, la città divenne capoluogo di provincia e nel 1844 anche centro di una diocesi.

Dopo il secondo dopoguerra iniziò il processo migratorio verso le regioni del nord Italia, Germania, Francia e Belgio e la città subì un periodo di decadenza. È solo negli ultimi anni che si è registrata una ripresa economica dovuta allo sviluppo del turismo.

LA “PERFETTA CITTA’ BAROCCA”

«Noto ai primi del Settecento è una delle nostre città sorte d’un colpo, pel fatto sembra d’una volontà sola, immagine precisa del gusto d’un’epoca. A visitarla, palazzi, chiese, conventi, teatro pare un monumento unico, tutto costruito nello stesso tufo giallo, nello stesso barocco, come dice bene il Fichera, fiammeggiante, con una grandiosità senza pause e una regalità senza avarizia»

(Ugo Ojetti)

A livello architettonico, a differenza di quanto accade di solito nelle costruzioni barocche, gli architetti che lavorarono a Noto non usarono molti motivi ornamentali, a parte qualche eccezione che vedremo più avanti. Per la ricostruzione venne usata la pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, e vennero edificate facciate concave o convesse per chiese e palazzi.

Imponente, nella piazza principale, sorge la Basilica Cattedrale di San Nicolò, di cui si occuparono i tre maggiori esponenti del barocco netino, Rosario Gagliardi, Paolo Labisi e Vincenzo Sinatra. L’interno ha un impianto a croce latina ed è diviso in 3 navate, quella centrale più grande delle laterali. Tra le opere più importanti troviamo una copia dello Spasimo di Sicilia di Raffaele Politi e una scultura marmorea raffigurante San Michele Arcangelo.

Cattedrale di Noto

Ma una chiesa che merita ancora più attenzione è quella di San Domenico, considerata la più compiuta realizzazione del barocco netino. Venne edificata come chiesa conventuale dei Padri domenicani per opera di Gagliardi. La facciata è a due ordini, il primo dorico e il secondo ionico mentre la parte centrale sporge verso la strada con forma convessa. L’interno a tre navate è a croce greca allungata con 5 cupole decorate da stucchi e altari laterali con dipinti del ‘700. Numerose sono le chiese di Noto, al punto che si trovano una accanto all’ altra e ognuna di esse merita di essere visitata.

Chiesa di San Domenico

Tra i numerosi palazzi nobiliari, spicca per la magnificenza delle sue decorazioni, Palazzo Nicolaci di Villadorata, sito in via Nicolaci, dove ogni anno, nel mese di maggio, si svolge la famosa infiorata. La facciata è in stile barocco, formata da un ampio portale fiancheggiato da due grandi colonne ioniche e sormontato da un maestoso balcone e da sei balconi più piccoli (tre per lato), sorretti da mensoloni scolpiti uno in modo diverso dall’altro con sembianze di leoni, bambini, centauri, cavalli alati, chimere e sirene. L’interno è suddiviso in 90 stanze sfarzosamente decorate, come il “Salone delle feste”. Al piano terra troviamo la sede della Biblioteca comunale “Principe di Villadorata” e la sua sala lettura ospita la mostra permanente del pittore netino Antonello Rizza.

Palazzo Nicolaci, dettagli (foto web)

Tra gli altri monumenti, religiosi e civili,  che si affacciano nelle scenografiche piazze e nelle imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli, annoveriamo la Chiesa del Santissimo Crocifisso, il secondo edificio di culto della città dove sono custodite diverse opere di rilievo (una Madonna Bianca di Francesco Laurana, una teca contenente una spina proveniente dalla corona di cristo), la Chiesa di San Carlo al Corso, la Chiesa di Santa Chiara (1730), il Palazzo Ducezio (sede del municipio in cui è presente, nella sala degli specchi, un affresco neoclassico, “La fondazione di Neas“, che raffigura la fondazione di Noto da parte del condottiero siculo Ducezio), la Porta Reale o Ferdinandea (simbolo dell’ingresso nella città costruita in occasione della venuta del re Ferdinando II di Borbone), Palazzo Modica di San Giovanni (con forme architettoniche miste, barocche e neoclassiche), Palazzo Landolina di Sant’Alfano (qui hanno soggiornato il Re Ferdinando II di Borbone e la Regina Maria Teresa d’Austria durante le loro visite nella città), Palazzo Trigona di Cannicarao, Palazzo Impellizzeri di San Giacomo, Palazzo Di Lorenzo del Castelluccio (qui, tra le stanze riccamente affrescate, sono state girate diverse fiction italiane, fra le quali “Il commissario Montalbano”).

Come ben sappiamo già, la Sicilia è ricca di monumenti ma anche di posti naturali di estrema bellezza. È proprio vicino a Noto, esattamente a metà strada fra Noto e Pachino, c’è la Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari dove, oltre a essere una grande area di interesse naturalistico, è possibile ammirare vari resti archeologici fra i quali una necropoli bizantina e la settecentesca tonnara.

Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari

Foto di Salvatore Dario Di Trapani

Francesca

Vive a Palermo. Appassionata di lettura e scrittura e innamorata della Sicilia e di ogni suo piccolo angolo. Laureata in Scienze turistiche con una tesi su come il turismo in Sicilia sia stato influenzato dai mass media.

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