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Il Monastero dei Benedettini, la “Versailles siciliana”

 

«Il Mo­na­ste­ro è più bel­lo del­la Reg­gia di Ver­sail­les, ma abi­ta­to da la­sci­vi e pan­ciu­ti mo­na­ci»

Patrick Brydone, 1773

 

Il Monastero di San Nicolò l’Arena (o la Rena dove per rena si intende la sabbia vulcanica presente nel territorio) è un gioiello del tardo barocco siciliano che si trova nel centro storico di Catania. Fondato nel 1558, a causa delle sue trasformazioni, è divenuto un esempio di integrazioni tra le epoche storiche. Trasformazioni che sono dovute anche al verificarsi di diverse calamità naturali.

Grazie alla sua estensione (210 x 130 m) è considerato uno dei complessi benedettini tra i più grandi d’Europa.

 

STORIA DEL MONASTERO, COME UNA FENICE

La fondazione

La costruzione del Monastero viene avviata nel 1558 alla presenza del viceré di Sicilia Juan de la Cerda, duca di Medinaceli. Seppur ancora incompleto, i monaci decidono di occupare l’edificio. Poco dopo iniziano i lavori per la Chiesa. Durante il XVII secolo, grazie all’aumentare delle ricchezze, il monastero viene ampliato e reso più fastoso. E’ di questo periodo (1608) la realizzazione del chiostro dei Marmi, o “Chiostro di Ponente” con colonne di marmo bianco di Carrara.

Due eventi devastanti

La seconda metà del XVII è legata alle trasformazioni dovute alla devastante eruzione dell’Etna del 1669 e al catastrofico terremoto del 1693, il terremoto del Val di Noto.

La colata lavica che segue l’eruzione del 1669, lambisce le mura del monastero cinquecentesco e distrugge la Chiesa di San Nicolò, che viene ricostruita ben 18 anni dopo (1687) su progetto dell’architetto romano Contini (discepolo del Bernini). Del 1687 è anche la realizzazione della fontana marmorea del Chiostro. In quel periodo il Monastero era costituito da un piano interrato, destinato a cantina, a magazzino e a cucina; e due piani destinati ad accogliere le celle dei monaci,  il capitolo, il refettorio, la biblioteca e il parlatorio oltre che il chiostro dei Marmi.

Con una magnitudo momento pari a 7.3, il terremoto dell’11 gennaio 1693 provoca ulteriori danni all’intera struttura della quale rimangono soltanto il piano interrato e parte del primo piano. Del chiostro restano erette solamente 14 colonne.

La ricostruzione e l’ampliamento

Nel 1702, 9 anni dopo l’evento catastrofico, inizia la ricostruzione del Monastero, che viene enormemente ingrandito. Ai locali rimasti, che subiscono diversi interventi di restauro (il chiostro dei Marmi viene rinnovato con elementi tardobarocchi), se ne aggiungono tanti altri: il Chiostro di Levante, con il giardino e il Caffeaos in stile eclettico, e la zona nord con gli spazi destinati alla vita diurna e collettiva dei monaci (biblioteche, cucine). Inoltre viene sfruttata la colata lavica per realizzare i due giardini pensili, l’Orto Botanico e il giardino dei Novizi. La chiesa di San Nicolò l’Arena, annessa al nuovo plesso monastico, viene pensata come una piccola San Pietro siciliana, ma resta incompiuta nel prospetto principale.

I lavori di ristrutturazione e di abbellimento durano fino al XVIII secolo e vi partecipano diversi grandi architetti siciliani, tra i quali annoveriamo Giovan Battista Vaccarini.

Da monastero a Università.

Nel 1867 l’ultimo abate, Giuseppe Benedetto Dusmet (divenuto in seguito arcivescovo di Catania), affida il Monastero alle istituzioni cittadine. Da questo momento il grande complesso viene adibito a vari usi (caserma, scuola, museo) e frazionato in più parti.

Danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, l’intero complesso, esclusa la Chiesa restituita ai benedettini, viene ceduta all’Università degli Studi di Catania che apporta diverse modifiche.

Dal 2002, il Monastero è diventato Patrimonio Mondiale dell’Unesco come “gioiello del tardo-barocco siciliano” facente parte dell’itinerario del “tardo-barocco siciliano del Val di Noto”.

LA STRUTTURA E GLI AMBIENTI

La Chiesa

Esternamente la Chiesa si presenta incompiuta con 4 coppie di colonne mozze e il prospetto incompleto. Internamente invece è un luogo pieno di luce e di volumi architettonici amplificati dalla mancanza di arredo. Elementi di pregio sono  sicuramente il grande organo barocco realizzato da Donato del Piano, la lunga meridiana (40 metri) realizzata da Sartorius e Peters, la grande cupola di Ittar (alta 62 m) e il coro ligneo scolpito dal Bagnasco. La Chiesa a croce latina con tre navate e cappelle laterali, inoltre, è considerata una tra le Chiese più grandi della Sicilia.

Il Monastero

Il monastero è racchiuso entro un alto muro di cinta su cui si aprono due portali, uno a nord e uno a est. Da questo secondo portale si accede all’enorme corte esterna che, un tempo, svolgeva più funzioni, principalmente da filtro tra mondo laico e mondo religioso. Addossati al muro di cinta vi erano vari locali di servizio comprese le cavallerizze (scuderie), le stalle e le carretterie (rimesse per i veicoli).

Il monastero vero e proprio, considerato da Patrick Brydone la “Versailles siciliana“, presenta un basso piano terreno, con porte che si affacciano sul cortile, su cui poggiano i due piani principali. Questi ultimi, molto simili tra loro, presentano grandi balconi alle finestre (ben 42 nel lato sud). Le due facciate, meridionale e orientale, manifestano tutto il repertorio tardobarocco e churrigueresco degli scultori siciliani, grazie ad un’infinita serie di volute, fiori, frutti, putti, mascheroni mostruosi e ninfee che adornano finestre e balconi insieme ad altri elementi decorativi come paraste giganti e bugnate a punta di diamante. Al centro della facciata principale vi è il maestoso portale neoclassico.

La struttura interna del monastero è quasi perfettamente simmetrica con i due vasti chiostri quadrati sui cui lati corrono lunghi corridoi, sui quali si aprono le porte delle celle dei monaci e dei frati, dell’appartamento dell’abate e di quello del re, allineati sulle facciate esterne. I collegamenti verticali sono assicurati da numerose scale, tra cui la principale è il grande scalone a tenaglia di Girolamo Palazzotto, adorno di stucchi neoclassici.

I Chiostri

Il Chiostro di Levante è occupato da un folto giardino ed è circondato per intero di portici retti da pilastri e archi a tutto sesto, con una terrazza continua soprastante. Al centro del Chiostro è presente l’originale Caffeaos neogotico, decorato di maioliche variopinte.

Il Chiostro di Ponente, o Chiostro dei Marmi, è circondato di portici sorretti da colonne di marmo bianco di Carrara. Al centro vi è la grande fontana marmorea del Seicento.

Tra i due chiostri, entrambi occupanti una superficie di 2.500 m², corre il cosiddetto corridoio dell’orologio, il più lungo dell’edificio (214 m), che unisce quest’ala del monastero, la parte privata, con quella di rappresentanza, dove si svolgeva la vita comune del cenobio.

Il seminterrato seicentesco

Il seminterrato seicentesco presenta diversi ambienti di particolare interesse quali la Biblioteca del Disum e l’Emeroteca dove si possono ammirare i mosaici di un’antica domus romana risalente al II secolo d.C. e i resti di un’altra domus di differente datazione.

Il Refettorio Grande

Il Refettorio Grande è preceduto da un antirefettorio da cui si accede ai due refettori e alle cucine. L’antirefettorio è costituito da un’ampia sala rotonda decorata da massicce colonne tuscanine binate e da statue di putti e di personificazioni delle virtù in stucco ed è sormontato da una grande cupola. Il refettorio presenta una forma allungata, un rettangolo con due semicerchi alle due estremità, e una volta altissima illuminata da numerose finestre. Di particolare interesse sono le maioliche siciliane che ricoprono l’intera pavimentazione e l’affresco “Gloria di San Benedetto” di Giovanni Battista Piparo che riempie il centro dell’ampia volta.

Le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”

Le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”, che oggi possiedono circa 270.000 volumi, oltre a manoscritti, pergamene, libri rari e di pregio e tanto altro, occupano i locali che erano destinate a museo, biblioteca e piccolo refettorio. Tra tutti i locali, quello più grandioso è certamente la Sala Vaccarini (in onore del suo architetto), una grande sala rettangolare, su due piani, rischiarata da grandi finestre ovali, con le alte scaffalature e il ballatoio in legno scolpito, il pavimento in maiolica di Vietri e la volta affrescata da Giovanni Battista Piparo con “Il trionfo delle scienze, delle arti e delle virtù“.

CURIOSITA’

  • All’interno della Cantina vi è un pozzo alto ben 32 metri che prende l’acqua dal fiume Amenano, oggi un fiume sotterraneo.
  • Il giardino pensile del noviziato è costruito sopra 12 metri di lava, infatti per immergersi in questo piccolo angolo di poesia bisogna andare al secondo piano del monastero.
  • All’interno della Biblioteca dei Benedettini sono presenti tantissimi tesori: la pre­zio­sa Bib­bia mi­nia­ta dei se­co­li XIII-XIV, at­tri­bui­ta a Pie­tro Ca­val­li­ni e con­si­de­ra­ta una del­le cin­que più bel­le al mon­do (le minuziose miniature sono realizzate con un pennello che aveva il baffo di un topo bianco neonato), un erbario del 1700, una concessione del 1196 dove è presente un sigillo di piombo con l’effige di Sant’Agata (la sua prima raffigurazione), lo scrit­to­io ap­par­te­nu­to allo scrit­to­re Fe­de­ri­co De Ro­ber­to, no­mi­na­to “bi­blio­te­ca­rio ono­ra­rio” nel 1893, un te­schio uma­no e una te­sti­mo­nian­za di moda e sa­ti­ra ca­ta­ne­se de­gli ini­zi del se­co­lo scor­so.
  • L’Organo di Donato del Piano, costruito in 12 anni, è costituito da 2916 canne, 5 ordini di tastiera e 72 registri, è alimentato da 6 mantici ed è in grado di riprodurre diversi strumenti musicali, persino la voce umana.
  • Nel momento della sua massima estensione il Monastero dei Benedettini occupa un’area di 10.000 m².
Il Monastero dei Benedettini (piazza Dante Alighieri)
Orari visite: Tutti i giorni dalle 9:00 alle 17:00
Nel mese di agosto dalle 11:00 alle 18:00
Ticket: Biglietto singolo intero :  8,00 €
Note: Prima domenica del mese 5,00 €

Per altri informazioni visitate il sito  http://www.monasterodeibenedettini.it/

Federico De Roberto, I Viceré: ” Su per lo scalone reale, tutto di marmo, il ragazzo guardava le pareti decorate di grandi quadri a mezzo rilievo di stucco bianco sopra fondo azzurrognolo: San Nicola da Bari, il martirio di San Placido, il battesimo del Redentore, con sciami d’angeli in giro, corone, festoni e rami di palme sulla vòlta. Lo scalone sbucava nel corridoio di levante, dinanzi alla grande finestra che metteva nella terrazza del primo chiostro.” (capitolo 6)

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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