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Palermo – Itinerario barocco (III parte)

Carissimi amici,

prosegue il nostro tour all’interno del barocco palermitano.

Oggi ci occuperemo di due chiese all’apparenza semplici, per via del loro esterno, ma ricchissime di tesori dentro. Esse sono Santa Caterina d’Alessandria e Santa Chiara.

SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA

Cenni Storici

La chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto fa parte di un complesso monumentale insieme al convento domenicano e occupa l’area a nord di Corso Vittorio Emanuele, a ovest Piazza Pretoria, a sud Piazza Bellini, in cui ci sono altre due chiese di cui vi parleremo in altri articoli.

Grazie a Federico II di Svevia, arriva a Palermo l’Ordine dei frati predicatori. Sotto la direzione di questo ordine viene istituito il monastero femminile di Santa Caterina. Nel 1407 il Re Martino I modifica lo statuto prevedendo due nuovi responsabili in affiancamento alla badessa, che rispondono al Capitolo della Cattedrale e al Senato Palermitano.

Intorno a metà del 1500 l’istituzione perde la caratteristica assistenza alle classi femminili più deboli, privilegiando la clausura delle classi nobiliari. È quindi necessario l’ingrandimento della struttura che prevede l’inglobamento della già esistente Chiesa di San Matteo.

Alla fine del 1500, grazie alla madre priora Maria del Carretto, avviene la ricostruzione e la nuova chiesa viene inaugurata nel 1596.

Dal luglio 2014 il monastero non accoglie più le monache dell’ordine domenicano e l’intera struttura è affidata alla Curia palermitana anche se proprietà del patrimonio Fondo Edifici di Culto.

Descrizione

La facciata principale (su Piazza Bellini), come la facciata occidentale (su Piazza Pretoria), entrambe in stile tardo rinascimentale, presentano due livelli scanditi da lesene. Entrambe le facciate, inoltre, sono caratterizzate da scenografiche scalinate a doppia rampa isoscele e portali tardorinascimentali. Il portale della facciata principale, in modo particolare, è sormontato da un’edicola con timpano contenente una nicchia ove è collocata la statua marmorea di Santa Caterina d’Alessandria. Altro elemento che rimanda alla Santa a cui è dedicata la Chiesa è il medaglione posto nella parte mediana del timpano; in esso sono presenti gli attributi della Santa  titolare: la ruota dentata strumento del martirio, la palma del martirio, la spada del coraggio e della decollazione infine il giglio stilizzato simbolo di purezza.

L’impianto, internamente, è a unica grande navata con tre cappelle per lato, si sviluppa in modo longitudinale ed è attraversato dal transetto su cui si innesta la cupola. La decorazione sussiste in uno sfarzoso apparato in marmi, stucchi ed affreschi che si fondono con la struttura architettonica. Di particolare bellezza è l’altare maggiore realizzato in pietre dure, agate grigie e verdi, con ornamenti in rame dorato. Ai lati ci sono due angeli di legno dorati con vesti e ali laminate in argento.

Curiosità
  • La chiesa è famosa per il sepolcro della sera del Giovedì Santo, in cui si realizza nel presbiterio un altare della Reposizione adornato con i ricchissimi arredi sacri custoditi nel monastero.
  • E’ possibile acquistare presso il Chiostro di Santa Caterina i dolci Segreti del Chiostro, dolci dimenticati e sapori antichi che per lungo tempo sono stati  appannaggio delle famiglie abbienti. Minne di Vergine, “natiche” del Cancelliere (una pasta di mandorle al pistacchio che nasconde un ripieno di crema di latte e confettura di albicocche), cannoli farciti al momento, buccellati, agnelli pasquali, panini di Santa Caterina, ripieni di zuccata e mandorle con scorza di limone, sospiri in pasta di mandorle, aromatizzati al liquore…e tanto altro.

CHIESA DI SANTA CHIARA

Cenni Storici

La chiesa di Santa Chiara all’Albergaria è un complesso monumentale in Piazza Santa Chiara, nel mandamento Palazzo Reale, a poca distanza dal mercato di Ballarò.

Nel VI secolo a. C. si ha già testimonianza di un complesso monumentale che sorge sui resti delle mura puniche visibili su Rua Formaggi.

Il fondatore, nel 1344, è Matteo Conte di Sclafani ed Adernò. In seguito il luogo di culto è donato alle suore clarisse del vicino monastero.

Come espressione del rinascimento siciliano, nel 1535, nella chiesa è documentata la statua di marmo di Santa Restituta d’Africa, opera di Antonello Gagini e completata dal figlio Giacomo Gagini.

A causa di una serie di eventi sismici (1678) la chiesa subisce gravi danni e viene mutata secondo il progetto dell’architetto Paolo Amato.  La chiesa viene così trasformata secondo lo stile barocco: pareti riccamente adorne di stucchi settecenteschi, magnifici affreschi sulla cupola e sulla volta e il pregiato altare in marmo, progettato da Gaspare Serenari, con intarsi policromi e pietre nobili.

Purtroppo i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale ci hanno privati di una serie di dettagli costruttivi e decorativi, ma la Chiesa è riuscita comunque a mantenere il suo splendore.

Descrizione

La facciata, che fino al 1943 presentava un bellissimo portale barocco (Paolo Amato), adesso è piuttosto semplice. Sulla sinistra, unico elemento salvatosi dai bombardamenti, si innalza il pittoresco campanile barocco, articolato su tre ordini con loggette, decori ed intagli nella pietra.

L’interno è a unica navata con cappelle laterali poco profonde e un grande presbiterio. Lungo le pareti dell’aula ci sono quattro cappelle poco profonde, incorniciate da archi al di sopra dei quali ci sono alcune logge dorate dai frontoni ricurvi destinate alle clarisse che in questo modo potevano assistere alle cerimonie senza essere viste.

Un affresco molto importante è quello dell’arco trionfale, attribuito a Paolo Martorana, che raffigura “Cristo consegna le chiavi della chiesa a San Pietro“. La chiesa è qui rappresentata come donna con la tiara papale, la croce ed il calice.

Nei pennacchi della cupola sono dipinti quattro figure allegoriche che simboleggiano Carità, Sapienza, Fortezza e Giustizia.

Sulle pareti del presbiterio si possono ammirare due quadri dipinti dal celebre pittore di origine olandese Guglielmo Borremans : la Monacazione di Santa Chiara e S. Francesco che si spoglia dei beni paterni (1735).

Come in tutte le chiese di impianto barocco, è pregiatissimo l’altare maggiore, interamente ricoperto di bronzi dorati, lapislazzuli, agate e ametiste.

 

Francesca

Vive a Palermo. Appassionata di lettura e scrittura e innamorata della Sicilia e di ogni suo piccolo angolo. Laureata in Scienze turistiche con una tesi su come il turismo in Sicilia sia stato influenzato dai mass media.

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