Cucina Siciliana

Le minne di Sant’Agata, un “dolce amuleto”

Le minne di Sant’Agata sono piccole cassatelle di pastafrolla ripiene di ricotta, cioccolato e canditi, ricoperte da una candida e morbida glassa al limone e impreziosite con una ciliegina candita. Si preparano tradizionalmente il 5 di febbraio in onore di Sant’Agata, protettrice di balie, nutrici e donne affette da patologie al seno, oltre che patrona della città di Catania. Sembra però che la loro origine sia antecedente al culto della Santa, infatti vi sono testimonianze che ci mostrano come  si preparassero dolci a forma di seni anche per le feste legate al culto di Iside e Demetra.

Ma chi era Sant’Agata e perché questo dolce prende il suo nome?
Rappresentazione di Sant’Agata

Agata era una giovane vergine di origini aristocratiche vissuta a Catania nel III secolo, durante il proconsolato di Quinziano. Proprio quest’ultimo, invaghitosi della giovane e saputo della consacrazione, le ordinò senza successo di  ripudiare la sua fede e adorare gli dèi pagani.

Al rifiuto deciso di Agata, il proconsole l’affidò per un mese alla custodia rieducativa della cortigiana Afrodisia con l’intento di sottometterla alle voglie di Quinziano. “Promesse, minacce, ricatti, timpulate, niente: la Santuzza era irriducibile. Dopo un mese di festini e bordelli, Afrodisia si arrese” e restituì Agata a Quinziano che diede avvio a un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l’intento di piegare la giovinetta. Fu percossa con le verghe, lacerata col pettine di ferro e infine fu sottoposta al violento strappo dei seni, mediante delle tenaglie. La tradizione racconta inoltre che mentre era in cella le apparve San Pietro che la benedisse e ristabilì la salute della fanciulla risanando miracolosamente le ferite. Venne infine sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente all’ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella.

Esattamente come i due seni strappati alla Santuzza, simbolo della forza delle donne che sanno ribellarsi e rifiutare le imposizioni di certi maschi convinti di potere tutto, le minne di Sant’Agata devono essere mangiate rigorosamente in numero pari, come a seguire un rituale superstizioso.

INGREDIENTI

per 8 “cassatine” (dal libro “Il conto delle Minne” di Giuseppina Torregrossa):

600 g di farina 00, 120 g di strutto, 150 g di zucchero a velo, aroma di vaniglia, 2 uova (per la pastafrolla); 350 g di zucchero a velo, 2 cucchiai di succo di limone e 2 albumi (per la glassa); 500 g di ricotta di pecora, 100 g di canditi (zucca, cedro e arancia), 100 g di scaglie di cioccolato fondente e 80 g di zucchero (per il ripieno).

PREPARAZIONE

Iniziamo preparando la pastafrolla. Tagliate lo strutto a dadini e lavoratelo tra le dita insieme con la farina. Quando il composto sarà ben amalgamato aggiungete lo zucchero a velo, le uova e la vaniglia. Impastate velocemente. Una volta che il composto avrà una consistenza soffice ed elastica coprite con un canovaccio e lasciate riposare.

Mentre la pastafrolla riposa preparate la glassa e il ripieno. Per la glassa montate parzialmente gli albumi con un pizzico di sale. Aggiungete lo zucchero, il succo di limone e continuate a mescolare fino a ottenere una crema bianca, lucida e spumosa. Per la crema lavorate la ricotta con lo zucchero fino a ottenere una crema liscia, senza grumi. Unite i canditi e le scaglie di cioccolato, e lasciate riposare in frigo per circa un’ora.

Terminato il tempo necessario si può iniziare a comporre il dolce: imburrate e infarinate degli stampini a forma di mezza sfera. Stendete la pastafrolla in uno strato sottile. Foderate il fondo degli stampini, farciteli con la crema e chiudeteli con dischi di pastafrolla. Cuocete nel forno a 180° per 25-35 minuti. Sfornate e fate raffreddare su una griglia. Appena fredde, estraete ogni cassatella dal proprio stampo e fatevi colare sopra la glassa in modo uniforme. Affinché delle semplici cassatine sembrino dei piccoli seni maliziosi decoratele, sulla sommità, con una ciliegina candita.

 

 

G. Torregrossa, “Il Conto delle minne“: “ Alla fine del pranzo, insieme al caffè arrivano a tavola le cassatelle, accolte da un applauso. Il vassoio grande era coperto da montagnole bianche, ammiccanti, messe vicine a due a due, che invitavano prima di tutto a toccarle, poi a leccarne la glassa e infine a morderle delicatamente, per non ferirle.
Appena le addentavo la crema di ricotta, zucchero e cioccolato riempiva ogni angolo della mia bocca, la sentivo spalmarsi sul palato; chiudevo gli occhi e il piacere si spandeva per tutto
il mio corpo di bambina e si mischiava ad una sensazione di protezione e fiducia, perché secondo le convinzioni della nonna la cassatella mi avrebbe tenuta lontana dalle malattie e, nel caso più sfortunato, mi avrebbe fatta certamente guarire.
Le minne di Sant’Agata erano l’assicurazione per la mia salute, il dolce amuleto che mi avrebbe accompagnato nella mia vita di donna .”.

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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