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La Cattedrale di Palermo

In prossimità delle antiche mura punico-romane, nell’odierno Cassaro alto, sorge la maestosa Cattedrale di Palermo, dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta. Testimonianza di quasi un millennio della storia religiosa e civile della città di Palermo, la Cattedrale, inserita nel percorso “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale“, è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) il 3 luglio 2015.

L’ORIGINE DELLA CATTEDRALE TRA STORIA E LEGGENDA

L’origine della Cattedrale, che oggi conosciamo, è strettamente legata a quella del Duomo di Monreale. Durante l’invasione araba (831-1072), la corte vescovile palermitana fu costretta a spostarsi a Monreale lasciando vacante la sede vescovile palermitana, ovvero la Sanctae Mariae Basilica (costruita nel 590 per volere di San Gregorio Magno sopra i resti di una basilica paleocristiana distrutta in seguito alle persecuzioni vandaliche del V secolo) che fu subito ampliata e  trasformata in moschea, detta “Gamì”. Con l’arrivo dei Normanni e la cacciata degli arabi, la moschea fu subito riadattata al culto cristiano e affidata per poco tempo al vescovo Nicodemo. L’edificio però, molto probabilmente, versava in cattivo stato…bisognava prendere provvedimenti. Re Guglielmo II, detto il buono, decise quindi di edificare una nuova cattedrale non a Palermo, capitale del regno, ma bensì a Monreale (leggenda), decisione che non piacque all’Arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio (Walter Off the Mill) che ne fece realizzare una a sue spese (si narra grazie al ritrovamento di un mitico tesoro) proprio nel punto dove vi era la moschea. Nacque così una piccola contesa che generò due edifici di culto di enorme pregio: il Duomo di Monreale, prezioso internamente, e la Cattedrale di Palermo, imponente esternamente.

LA REALIZZAZIONE DELLA CATTEDRALE TRA RESTAURI, AGGIUNTE E MODIFICHE

Iniziata presumibilmente intorno al 1170 e consacrata nel 1185, la Cattedrale che oggi ammiriamo è il risultato dei grandi lavori di restauro, aggiunte e modifiche, di cui talune a volte discutibili, eseguiti durante i secoli successivi. Nella prima metà del XV secolo (1453) il “Magister Marammae” Antonio Gambara realizzò il prezioso portico della facciata meridionale, un capolavoro dell’arte siciliana che incanala in sé i i caratteri stilistici dell’architettura catalana in gotico fiorito. Mezzo secolo dopo Giovanni Paternò, vescovo di Palermo, decise di ornare l’abside maggiore della Chiesa con una grande tribuna marmorea e incaricò a tal fine uno dei più grandi scultori siciliani del Cinquecento, Antonello Gagini. La famosa tribuna, che richiese più di mezzo secolo di lavori (la terminarono i figli), venne però smantellata durante la sciagurata opera di rinnovamento della Cattedrale avvenuta nella seconda metà del XVIII secolo. Nello stesso periodo, volendo adeguare l’aspetto della Cattedrale allo stile architettonico del tempo, l’arcivescovo Filangeri commissionò a don Ferdinando Fuga, regio ingegnere alla corte dei Borboni, un grandioso progetto di totale trasformazione e ammodernamento della Chiesa. Accantonato per diversi anni, il progetto fu affidato agli architetti Giuseppe Venanzio Marvuglia e Salvatore Attinelli che, tra il 1781 e il 1801, realizzarono svariati interventi: allargarono il piano della Chiesa lungo i fianchi, determinando così la trasformazione delle cappelle laterali  sulle navate laterali e la costruzione di nuove cappelle (venti cappelle in tutto); fecero avanzare il portico meridionale; rimodularono la facciata nord; innalzarono una solenne cupola neoclassica, la cui altezza doveva sovrastare tutte le altre della città; installarono delle cupolette maiolicate destinate alla copertura delle navate laterali; ricollocarono le statue, facenti parte della tribuna del Gagini e temporaneamente poste sulla coronatura dei merli, all’interno della navata principale. La Basilica normanna venne così pesantemente deturpata e si trasformò in un’austera chiesa della controriforma, abolendo così ogni ricordo di quella che fu la più grande delle Cattedrali normanne di Sicilia.

L’ESTERNO

Esternamente ogni prospetto ha subito nei secoli grossi interventi di restauro, tranne quello orientale che conserva tuttora tutti gli elementi originali del XII secolo; la parte absidale, stretta fra le torricelle, infatti, è un mirabile esempio di decorazioni a tarsie laviche ottenute con la realizzazione di figure geometriche e floreali in pietra lavica alloggiate fra conci di tufo che determina un delicato e tipico contrasto cromatico. Del suo attuale aspetto proprio il prospetto orientale e quello meridionale, dove si trova il prezioso portico, che adesso funge da entrata principale, destano meraviglia e stupore a chi, per la prima volta o per la millesima volta, si trova davanti alla Cattedrale di Palermo.

 

 

Il prospetto meridionale della Cattedrale di Palermo si affaccia sul planum ecclesiae a sua volta recintato da una balaustra di marmo (in pietra di Billiemi) sui cui pilastri sono poste le statue dei Santi patroni di Palermo, dei Papa di origine palermitana e di altri santi legati alla nostra città. Le statue nella balaustra seguono il seguente ordine: S. Gregorio, S. Agostino, S. Girolamo e S. Ambrogio nel tratto occidentale; S. Agatone, S. Cristina e S. Silvia, S. Agata e S. Rosalia, S. Ninfa e S. Oliva, S. Sergio nel tratto meridionale; S. Mamiliano e S. Eustozio, S. Proculo e S. Golbodeo nel tratto orientale.

 

Il prospetto orientale o di Piazza Sette Angeli. La parte absidale, stretta fra le torricelle, è quella originale del XII secolo come si può ben vedere dalle decorazioni di stile arabo-normanno.

L’INTERNO E I SUOI TESORI

Varcato il portico si nota subito il forte contrasto con la grandiosità e la bellezza degli esterni. L’interno a croce latina con tre navate divise da pilastri provenienti da antiche costruzioni, infatti, sembra abbastanza spoglio ma nasconde tantissimi e pregevoli tesori.

La navata centrale della Cattedrale con le statue dei Santi realizzati da Antonello Gagini per la decorazione della tribuna dismessa dopo gli interventi dell’architetto Ferdinando Fuga.
Le tombe reali

Nella prima e nella seconda cappella della navata meridionale sono presenti i solenni sepolcri dei monarchi siciliani, in modo particolare la prima ospita le tombe dei genitori di Federico II (l’Imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VI e la moglie Costanza D’Altavilla) e il sarcofago di Costanza d’Aragona, moglie di Federico II, la seconda invece le tombe di Federico II, detto “Stupor Mundi”, di Ruggero II, suo nonno, ed il sarcofago di Guglielmo d’Aragona.

Il fonte battesimale

La Cappella del Battistero, la prima cappella della navata settentrionale, custodisce il notevole fonte battesimale, di forma ottagonale, un complesso scultoreo di rara bellezza realizzato da Filippo e Gaetano Pennino.

Le acquasantiere

Davanti l’ingresso meridionale la pregevole acquasantiera di Domenico Gagini, raffigurante in bassorilievo il Battesimo di Gesù in presenza dei 7 Angeli, mentre davanti l’ingresso settentrionale l’acquasantiera di Giuseppe Spatafora, ornata da due rilievi con “Mosé che fa sgorgare acqua dalla roccia”, e “Gesù che guarisce il paralitico”.

La Cappella delle Sacre Reliquie

Nella settima Cappella meridionale, la Cappella delle Sacre Reliquie, chiusa da una grata disegnata nel 1908 da Francesco Paolo Palazzotto, tra gli oggetti più preziosi vi sono custoditi: l’urna di Santa Cristina, prima santa protettrice di Palermo, l’urna seicentesca di Santa Ninfa, anche lei santa protettrice di Palermo, la lastra tombale di San Cosma, l’urna di San Mamiliano, primo Vescovo di Palermo, e la prima urna a reliquiario in cui sono state portate in processione i resti mortali di Santa Rosalia, oggi contenente la reliquia di S. Agata.

Due statue di grandissimo pregio

Di grandissimo valore artistico la statua “La Madre della Chiesa”, pregevole opera di Francesco Laurana (1469), sita nella Cappella della Madonna Liberi Inferni ( ottava cappella della navata settentrionale) e il complesso scultoreo di grande tensione espressiva che celebra la sofferenza della Croce, quale unica via per la salvezza eterna, posto nella Cappella del Santissimo Crocifisso (parete del transetto settentrionale).

La Cappella di Santa Rosalia

Tappa obbligatoria per tutti i visitatori, credenti e non, è la Cappella di Santa Rosalia, posta nell’absidiola meridionale e chiusa da una cancellata in ottone, dove si trova, sotto sette lampade d’argento, la preziosa urna in argento di Santa Rosalia realizzata nel 1631, su disegno di Mariano Smiriglio, dagli argentieri Giuseppe Oliveri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano, Matteo Lo Castro con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo.

L’Urna argentea, disegnata da Mariano Smiriglio, che contiene le reliquie di Santa Rosalia di solito si trova nella cappella di Santa Rosalia (absidiola meridionale o destra) ma durante il periodo del festino viene esposta nella navata centrale. In essa sono incise alcune scene di vita della Giovane Eremita, i cosiddetti teatrini.
La Cappella del Santissimo Sacramento

Al lato opposto, nell’elegante cappella con decorazioni a stucco dorate (Cappella del Santissimo Sacramento)  spicca il preziosissimo altare in lapislazzuli realizzato su disegno di Cosimo Fonsaga (1653), in cui ancor oggi viene custodito il SS. Sacramento.

La Meridiana

Tra la navata meridionale e la navata centrale è presente la “Meridiana” realizzata nel 1801 dall’astronomo teatino Giuseppe Piazzi, una lunga verga in ottone, incastrata in una striscia di marmo accompagnata ai lati da tarsie policrome che raffigurano i segni zodiacali.

I tesori e la cripta

Di grande rilevanza sono anche il tesoro, ricco di preziosi paramenti e suppellettili, argenti sacri e paliotti d’altare, i cui pezzi di maggiore interesse sono la corona e i gioielli tratti dal sepolcro di Costanza d’Aragona, e la cripta, di poco posteriore alla cattedra gualteriana, dove sono custoditi 23 sarcofagi, alcuni dei quali di epoca paleocristiana.

 

 

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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