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Santa Maria dell’Ammiraglio, la Martorana.

Situata proprio al centro della città di Palermo, in posizione elevata rispetto al manto stradale in seguito all’abbassamento del piano dell’odierna piazza Bellini (1846), la Chiesa Santa Maria dell’Ammiraglio, nota come “Martorana”, è considerata una delle chiese più affascinati della municipalità di Palermo in quanto in essa convivono perfettamente diversi stili artistici e architettonici, in modo particolare quello bizantino, grazie al quale è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) all’interno del percorso “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” il 3 luglio 2015, quello barocco e quello neoclassico.

LA REALIZZAZIONE DELLA CHIESA BIZANTINA

La Chiesa, segno di ringraziamento per l’aiuto e la protezione ricevuti dalla Vergine Maria, è stata edificata nel 1143 per volontà di Giorgio d’Antiochia, grande Ammiraglio siriaco di fede ortodossa al servizio del re normanno Ruggero II dal 1108 al 1151. A testimonianza di ciò un diploma greco-arabo del 1143, conservato oggi nelle cappella palatina, nel quale l’Ammiraglio precisava che la Chiesa non fu costruita su edifici preesistenti ma fatta costruire ex novo da un architetto locale, l’iscrizione greca all’esterno della facciata meridionale e la decorazione musiva di dedicazione dove vi è raffigurato l’Ammiraglio prostrato davanti alla Vergine Maria. Costruita secondo gusto bizantino, la Chiesa presentava i tratti tipici e distintivi delle chiese bizantine: una pianta a croce greca inscritta in un quadrato orientata in asse con l’abside a Est e la facciata a Ovest, una cupola centrale, un atrio trapezoidale scoperto e porticato, una torre d’ingresso in asse con l’abside della chiesa, un nartece interno e un secondo nartece esterno aggiunto alla chiesa originale insieme al campanile nel corso di successive fasi di costruzione.

LA CONVERSIONE IN CHIESA LATINA

Intorno al 1194 i coniugi Goffredo e Eloisa Martorana, dalla quale la Chiesa poi prende il nome, fondarono un monastero benedettino, denominato  S. Maria Nova, nelle immediate vicinanze della chiesa, che il 7 dicembre 1433 fu assegnata, per volere di Re Alfonso il magnanimo, alle stesse suore benedettine che la scelsero come luogo di culto. Il passaggio dal rito bizantino al rito latino determinò anche diversi interventi di restauro: un adeguamento al nuovo rito liturgico della Chiesa che prevedeva la presenza della pianta basilicale. Ciò avvenne attraverso la demolizione del prospetto occidentale della chiesa antica, l’annessione dello spazio dell’atrio antistante che fu coperto, creando tre navate, e l’utilizzo della torre campanaria come ingresso. Altri interventi di grande valore furono la demolizione dell’abside centrale con successiva realizzazione di una nuova abside di forma rettangolare, comprendente anche la realizzazione dell’attuale cappella barocca a tarsie marmoree, ad opera di Paolo Amato (1683-1686), il rifacimento del prospetto settentrionale di gusto barocco su progetto di Nicolò Palma (1740) e i lavori di restauro diretti dall’architetto Giuseppe Patricolo che riportarono la Chiesa al suo aspetto medievale eccetto che per la navata e l’abside centrale.

RITORNO AL RITO BIZANTINO

Dopo anni di abbandono la Chiesa ritornò, nella prima metà del XX secolo, al rito bizantino per conto della Comunità albanese di Sicilia. Da allora la Chiesa appartiene all’Eparchia di Piana degli Albanesi e ha assunto il nome di San Nicolò dei Greci dopo che l’omonima Chiesa fu distrutta nel secondo conflitto mondiale.

L’ESTERNO DELLA CHIESA

Esternamente la Chiesa, a parte la presenza della facciata in stile barocco sul prospetto settentrionale, presenta le ben evidenti peculiarità di maestranza bizantina: una muratura eseguita con filari di piccoli conci ben squadrati, gli ampi archi a rincasso multiplo e profilo ogivale che racchiudono le finestre, il tamburo ottagonale sovrastato da una cupoletta e dulcis in fundo il campanile, una costruzione a pianta quadrata aperta in basso da arcate a colonne angolari e con tre ordini di grandi bifore con intarsi lavici e bugne a guanciale delle arcate.

L’INTERNO, TRA ARTE BIZANTINA E ARTE SETTECENTESCA

L’interno della Chiesa.

Proprio dalle tre arcate basse del campanile si accede alla Chiesa che si articola in due corpi ben distinti: il primo corpo della costruzione e la Chiesa medievale. Il primo corpo della costruzione comprende un vestibolo su otto colonne che sorregge il coro barocco e due campate voltate a crociera decorate con affreschi di Olivio Sozzi, Antonio Grano e Guglielmo Borremans. La Chiesa medievale, a pianta quadrata con croce inscritta dalle coperture sorrette da quattro colonne, invece è quasi interamente rivestita da immagini musive bizantine di grande importanza che seguono la rigorosa disposizione del progetto liturgico. Il ciclo di mosaici bizantini più antico di Sicilia. Il punto centrale della decorazione musiva è la cupola nel cui medaglione centrale si trova il Cristo Pantocratore in trono ed in atto di benedire. Intorno quattro angeli sono ritratti in posizione adorante. Altre raffigurazioni musive di grande pregio sono quelle dedicate alla Madonna (La Natività e la Dormizione), poste negli arconi, e quella dedicata a San Nicola in trono, posta nel diaconicon. Di celestiale bellezza sono le volte cosparse di stelle d’oro disposte con regolarità su un fondo blu scuro presenti nelle quattro campate d’angolo. Dell’arredo originale rimangono le transenne del presbiterio e parte della pavimentazione policroma a mosaici e tarsie marmoree.

 

Sotto la zona del presbiterio vi è l’antica cripta sepolcrale delle monache dalla quale, attraverso un camminamento sotterraneo, si giungeva al vicino palazzo Bordonaro da cui, per una scala a chiocciola, le monache potevano raggiungere la loro “altana” dalla quale potevano assistere, non viste, alla processione di Santa Rosalia.

 

Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio  (piazza Bellini)
Orari visite: Lunedì/Sabato dalle ore 9.30 alle ore 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 17.30
 Domenica e festivi dalle 9.00 alle 10.30
Ticket: Biglietto singolo intero :  2,00 €
Biglietto singolo ridotto 1,00 €
Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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