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San Cataldo, simbolo della Palermo arabo-normanna

Impiegata sovente come immagine simbolo della Palermo arabo-normanna, la Chiesa di San Cataldo è entrata a far parte il 3 luglio 2015 del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) nell’ambito dell’itinerario “Palermo arabo – normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”.

LA REALIZZAZIONE DELLA CHIESA E LE DIVERSE MODIFICHE STRUTTURALI

La facciata principale.

La sua edificazione, su resti di antiche mura punico-romane, avvenne tra il 1154 e il 1160 per volontà di Maione di Bari, ammiraglio di Guglielmo I, che ne fece la cappella privata del suo palazzo. Successivamente, nel 1182, re Guglielmo affidò la cappella ai benedettini di Monreale che mantennero la sua originaria configurazione fino al 1679, anno in cui, come trascritto nell’iscrizione sita sopra la porta d’ingresso, l’arcivescovo di Monreale Giovanni Roano si fece promotore della “ristorazione e dell’abbellimento dell’edificio”. La cappella rimase dei Benedettini fino al 1787 e in seguito fu inglobata all’interno della nuova sede della posta che nel 1867 la destinò ad ufficio per la distribuzione e per la corrispondenza. Come per molti edifici palermitani nell’Ottocento, esattamente tra il 1882 e il 1885, la cappella subì diversi e ingenti lavori di ristrutturazione progettati dal celebre architetto Giuseppe Patricolo che restituì alla cappella la rigorosa struttura architettonica originaria, modificando però il colore delle cupole da rosato a rosso scuro.
Nel 1937 la Chiesa venne infine affidata all’ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il più antico e prestigioso ordine sacro-militare; essi fecero chiudere le finestre con infissi e transenne e fecero collocare negli alveoli di spigolo delle absidi delle colonnine marmoree che presentano nel capitello il simbolo crociato dei cavalieri.

L’ESTERNO, TRA SOBRIETA’ E COMPOSTEZZA

L’edificio, creato con conci tufacei, si presenta esternamente come un parallelepipedo con una leggera sporgenza semicircolare sul lato est, in corrispondenza dell’abside centrale, sormontato da un tamburo a forma di un parallelepipedo più stretto sul quale svettano tre solenni cupolette rosso vivo originariamente caratterizzate dal colore rosato del cocciopesto.
Le quattro facciate inoltre sono addolcite da tre archi a rincassi con monofore mentre il tamburo presenta tre finestre sui lati lunghi e una su quelli corti.

La Chiesa di San Cataldo (vescovo di Taranto) è posta su una terrazza sopraelevata rispetto al manto stradale.

 

LA NUDA SOLENNITA’ DEGLI INTERNI

La compostezza e la sobrietà degli esterni si manifestano anche negli interni dove la severa nudità e la presenza di una luce morbida e sapientemente orientata, proveniente dalle aperture arcuate poste sulle pareti delle cupole, conferiscono all’edificio un’aurea di solennità e mistero.
Tre campate quadrate svettano al di sopra della navata centrale, serrata, attraverso quattro colonne provenienti da antichi edifici, da due brevi navatelle coperte da volte a crociera ogivale. Il passaggio dalle campate quadrate alla circonferenza delle cupole è determinato dall’uso sapiente di raccordi angolari a nicchie rientranti. Di mirabile pregio è il pavimento cosmatesco (originale) decorato a tarsie in marmo e lastre in porfido egiziano e serpentino ma anche l’altare, una lastra di marmo bianca ornata da una croce greca con i simboli dei quattro evangelisti.

Basta varcare la porta d’ingresso per essere illuminati da una solenne spiritualità.

La navata centrale della Chiesa nella sua nuda solennità.

 

Passaggio dal quadrato dell’impianto di base alla circonferenza della cupola.

 

Chiesa di San Cataldo  (piazza Bellini)
Orari visite: Lunedì/Domenica dalle ore 9.30 alle ore 12.30 (ultimo ingresso alle ore 12.00) e dalle ore 15.00 alle ore 18.00 (ultimo ingresso alle ore 17.30)
Ticket: Biglietto singolo intero :  2,50 €
Biglietto singolo ridotto 1,50 €

 

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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