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La Zisa, “la splendida”

«Guglielmo … rivaleggiando col padre … si mosse a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso di que’ lasciatigli da Ruggiero. Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò «la Zisa» e così diciamo fin oggi».

Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia

Desideroso di ostentare la propria ricchezza e la propria potenza e di rivaleggiare col padre, Guglielmo I , detto il Malo, fece costruire all’interno del parco di caccia del Genoard, che si estendeva nella zona ovest di Palermo sino ad Altofonte, uno splendido palazzo concepito come dimora estiva dei re, la Zisa. Considerato uno dei maggiori esempi di connubio di arte e architettura normanna e decorazioni e ingegneria araba, il Palazzo della Zisa è entrato a far parte, il 3 luglio 2015, del Patrimonio dell’Umanità (Unesco) all’interno del percorso “Palermo Arabo-Normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale” e dal 1991 ospita il Museo d’Arte Islamica.

LA REALIZZAZIONE DEL PALAZZO E LE SUE TRASFORMAZIONI

La sua costruzione, come confermato dall’inscrizione in caratteri cufici posta nel muretto d’attico del palazzo o quella in caratteri naskhī nella fascia epigrafica del vestibolo, ebbe inizio nel 1165 sotto il regno di Guglielmo I e fu portata a termine, con celerità e ingenti spese, durante il regno di Guglielmo II. Il Palazzo mantenne il suo aspetto iniziale sino al XVII secolo ovvero fin quando non fu ceduto gratuitamente a Giovanni de Sandoval e Platamone che, dal 1635-36, lo adattò alle nuove esigenze abitative aggiungendo un altro piano e chiudendo il terrazzo, costruendo nell’ala destra un ampio scalone e distruggendo le originarie scale d’accesso: l’edificio assunse così le caratteristiche tipologiche di un palazzo signorile seicentesco. Nel 1806 la Zisa passò nelle mani dei Principi Notarbartolo che ne fecero la propria residenza effettuando diversi interventi di restauro inerenti: la trasformazione della distribuzione degli ambienti attraverso la costruzione di tramezzi, soppalchi e scalette interne, il rifacimento di lesioni sui muri e l’incatenamento degli stessi per contenere le spinte delle volte, la costruzione del pavimento del padiglione ricavato sulla terrazza attraverso la copertura della volta del secondo piano. Nel 1955 il Palazzo fu espropriato dalla Stato e i lavori di restauro, iniziati repentinamente, vennero subito sospesi per poi essere ripresi, dopo 15 anni di incuria e abbandono e il crollo dell’ala destra (1971), dal prof. Giuseppe Caronia che dopo 20 anni, nel giugno 1991, restituì il Palazzo al suo splendore.

LA PERFETTA SIMMETRIA DEGLI ESTERNI

 

La perfetta simmetria e la rigorosa forma geometrica sono le prime caratteristiche che saltano all’occhio. Il palazzo infatti ha una forma parallelepipeda a pianta rettangolare con due avancorpi turriti sporgenti sui lati brevi, le torri del vento, ed è distribuito orizzontalmente in tre ordini. Il primo ordine, che corrisponde al piano terra, è completamente chiuso all’esterno eccetto per la presenza di tre fornici, di cui quella centrale più grande rispetto alle altre due; il secondo ordine, corrispondente al primo piano, è segnato da una cornice marcapiano che delinea anche i piani delle finestre; il terzo e ultimo ordine, che corrisponde al secondo piano, è caratterizzato da una serie continua di arcate cieche ed è delimitato da una fascia con epigrafe in arabo (caratteri cufici) oggi frammentaria a causa dei tagli creati in epoca moderna per la realizzazione della merlatura.

 

GLI INTERNI: TRA MUQARNAS, MUSCIARABIA E INGEGNERIA ARABA

Una serie di sale di differente grandezza, ma tutte accomunate dall’uso sapiente di elementi architettonici di origine araba come le muqarnas o le musciarabia (paraventi lignei a grata che si compongono di una moltitudine di rocchetti incastrati tra loro a formare raffinati disegni) e di elementi ingegneristici sempre di origine araba come le canalette a pavimento realizzate per il defluire dell’aria, si susseguono per i tre piani del palazzo. Al piano terra un vestibolo lungo quanto l’intera facciata principale precede al centro la grande sala della fontane dove il re riceveva la corte e ai lati una serie di ambienti di servizio con le due scale d’accesso ai piani superiori. Il primo piano, molto più piccolo rispetto agli altri due piani poiché parte dello spazio è occupato in altezza dalla sala della fontana sulla quale si affacciano due piccole finestre, era destinato probabilmente alle donne. Il terzo e ultimo piano è caratterizzato da un grande atrio centrale (quanto la sala della fontana), da una contigua sala belvedere che si affaccia sul prospetto principale e da due unità residenziali poste simmetricamente ai due lati dell’atrio.

IL SISTEMA DI VENTILAZIONE

La dislocazione interna degli ambienti, il complesso ma efficace sistema di ventilazione, l’ubicazione del palazzo rivolto verso nord-est (verso il mare), l’ubicazione della grande peschiera antistante il palazzo…tutto era perfettamente studiato per garantire un flusso continuo di aria fresca che assicurava ai vari residenti del palazzo di meglio godere delle brezze più temperate che provenivano dal mare, anche nelle giornate più afose.

IL MUSEO D’ARTE ISLAMICA

 

Il Castello della Zisa (piazza Zisa)
Orari visite: Da lunedì a sabato 9,00-19,00 (ultimo ingresso 18,30)
Domenica e festivi 9,00-13,30 (ultimo ingresso 13,00)
Ticket: Biglietto singolo intero :  6,00 €
Biglietto singolo ridotto 3,00 €
Note: Prima domenica del mese ingresso gratuito
Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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