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Palazzo Reale, dimora e fortezza del potere

Edificato nel nucleo più antico della città, sopra i  resti dei primi insediamenti di origine fenicio-punica, databili fra il VIII e il V secolo a.C., il Palazzo Reale (noto anche come Palazzo dei Normanni) racconta, attraverso la sua architettura esterna, attraverso le sue sale e i suoi arredi, la storia del potere in Sicilia in quanto re, imperatori, viceré e oggi l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) lo hanno adibito a centro nevralgico del potere. Proprio per la sua sfaccettata architettura, il 3 luglio 2015 il Palazzo Reale è entrato a far parte del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) all’interno del percorso  “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale“.

DA QASR A SEDE DELL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

Epoca araba

Il primo corpo del Palazzo, denominato Qasr ovvero castello ma anche fortificazione militare, è stato costruito trai fiumi Kemonia e Papireto durante la dominazione araba (VI – IX secolo d.C.).

Epoca normanna
Federico II riceve dal filosofo Michele Scoto la traduzione delle opere di Aristotele, Giacomo Conti, 1860.

Dopo la conquista della città da parte dei Normanni (1072) l’edificio arabo venne ampliato e trasformato in un centro complesso e polifunzionale che esprimeva tutta la potenza della monarchia, divenendo Palazzo Reale e centro cruciale del potere solo dopo l’incoronazione di Ruggero II d’Altavilla, avvenuta nel 1130. Durante il periodo della sua reggenza e di quella dei suoi successori, Guglielmo I e Guglielmo II,  furono edificate la cappella di Gerusalemme, la torre greca, i quartieri per gli opifici e un laboratorio tessile per la produzione di manufatti di straordinaria bellezza, la Cappella Palatina, la torre Joharia, le torri Pisana e Chirimbi e varie altre sale. In quegli anni, in questi ambienti, si sviluppò la più importante cultura europea dell’epoca: scienziati, poeti, musicisti e pittori di culture profondamente diverse tra loro si radunavano nel Palazzo. Dopo la morte di Guglielmo II (1189), Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI e Costanza d’Altavilla, e il figlio Manfredi, continuarono la politica di Ruggero II (nonno di Federico II) mantenendo l’attività amministrativa all’interno del Palazzo e promuovendo l’attività culturale, facendo diventare in tal modo il Palazzo Reale sede delle Scienze e delle Lettere (Scuola Poetica Siciliana).

Un periodo di abbandono

Dopo la reggenza sveva il Palazzo visse un periodo di oblio: fu depredato durante i moti dei Vespri Siciliani  (1282), fu disabitato e abbandonato per lungo tempo in quanto giudicato di poco interesse per motivi logistici e di sicurezza e fu adibito a Tribunale della Santa Inquisizione tra il 1513 e 1553.

Epoca dei viceré spagnoli

Solo nella seconda metà del XVI secolo, quando i viceré spagnoli lo elessero a propria residenza (primo fra tutti Ettore Pignatelli, viceré tra il 1517 e il 1535), il Palazzo tornò a occupare un ruolo importante. Durante questo periodo vennero realizzati nuovi elementi architettonici sia di stampo militare sia di rappresentanza, tra cui i due cortili principali Fontana e Maqueda, la Sala d’Ercole (salone del Parlamento) e la Sala Duca di Montalto ( prima antico deposito di munizioni trasformato in sala delle udienze estive del Parlamento).

Epoca borbonica

Gli appartamenti reali subirono un ulteriore rimodulazione durante il periodo borbonico ( iniziato nel 1735 con Carlo III di Borbone), con la realizzazione della scala rossa, con la ristrutturazione del salone del Parlamento (affreschi raffiguranti il ciclo delle fatiche di Ercole realizzati da Giuseppe Velasco) e con diversi interventi decorativi.

L’ultimo periodo

Durante il periodo dell’Esposizione Nazionale del 1892 furono rinnovati gli arredi degli appartamenti reali e dal 1947 il Palazzo Reale è sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

UNA COMMISTIONE DI STILI

Esternamente, come anche internamente, il Palazzo si presenta come una commistione di stili: romanico, bizantino, arabo, normanno, neogotico, chiaramontano, rinascimentale e barocco conferiscono al palazzo un carattere unico e sfaccettato. Delle quattro torri esistenti ne rimangono solamente due, la torre Pisana (dove vi è l’osservatorio astronomico dal 1790) e la torre Joharia , entrambe di forma quadrangolare.

Prospetto di Palazzo Reale che si affaccia su piazza del Parlamento

DA UNA SALA ALL’ALTRA: IL RACCONTO DELLA STORIA SICILIANA

Internamente il Palazzo si suddivide in tre livelli, ognuno dei quali è caratterizzato da una successione di sale ben diverse tra loro sia come stile che come impiego.

Partendo dal seminterrato abbiamo la Sala Duca di Montalto, un susseguirsi di molteplici ambienti ora adibiti per le mostre d’arte, dalla quale è possibile vedere le mura punico-romane, venute alla luce in seguito ad una campagna archeologica effettuata nel 1984, la Chiesa Inferiore Santa Maria delle Grazie, le Segrete e i cortili Maqueda e Fontana.

Al primo piano vi è la Cappella Palatina, “la più bella che esiste al mondo, il più stupendo gioiello religioso vagheggiato dal pensiero umano ed eseguito da mani d’artista” (Guy de Maupassant).

Cappella Palatina

Al secondo piano, conosciuto come il piano degli appartamenti reali, infine vi sono: il corridoio Mattarella (ambiente di collegamento dove è presente la statua bronzea di Benedetto Civiletti raffigurante Archimede del 1893), la sala d’Ercole (luogo nel quale si riuniscono i deputati dell’ARS), la Sala dei Viceré (sala dove sono collocati 21 ritratti raffiguranti i viceré di Sicilia), la Sala di Federico (prima sala delle udienze di Federico II ora studio di rappresentanza del presidente dell’ARS), la sala degli ex presidenti (sala con i ritratti dei primi 6 presidenti dell’ARS), la Sala Pompeiana (raffinatissimo ambiente in stile neoclassico), la Sala Gregoretti (sala lettura o per ricevimenti chiamata così a causa dell’affresco realizzato da Salvatore Gregoretti), la sala cinese (realizzata da Giuseppe Patricolo in stile orientale e adibita a sala di rappresentanza o riservata a convivio), il salottino del monetario (prende il nome dal pregevolissimo monetiere in legno ebanizzato), il salottino del presidente, la sala della preghiera ( esempio di neogotico siciliano), la sala dei paesaggi siciliani (prima ambiente dell’appartamento privato del sovrano, poi anticamera dell’appartamento dei borboni e salotto per i Savoia, adesso ospita due quadri raffiguranti i “Ruderi del tempio di Giove a Siracusa” e le “Mura Fenice di Erice”), la sala bianca o sala stampa, la sala dei venti (antica cappella normanna convertita ad uso profano), la Sala di  Ruggero (ricca di decorazioni parietali commissionate da Guglielmo il Malo), la sala rossa (usata prima per le udienze del viceré e ora per le riunioni dei capogruppo), la Sala Gialla (antica sala da ballo o sala degli specchi ora adibita per gli incontri culturali) e la sala verde (prima destinata a spettacoli pubblici ora sede di commissione).

L’alternanza di questi ambienti, ben diversi tra loro, offre uno spaccato straordinario della storia siciliana e mostra in maniere esemplare come culture completamente differenti possano convivere in un unico luogo.

Per informazioni su orari visite e costo biglietti consultare Fondazione Federico II

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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