• Racconti e Fiabe

    Andrea Camilleri racconta la “Festa dei morti”

    “Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari…

  • Cucina Siciliana

    Frutta martorana, sapori tradizionali.

    Durante il periodo che precede la Commemorazione dei Defunti, o come diciamo qui in Sicilia la “Festa dei morti”, tutte le vetrine delle pasticcerie e dei panifici si riempiono di limoni e arance, pomodori e melanzane, cozze e triglie, gamberi  e polpi. Attenzione! Non sono reali ma preparati con la pasta reale, meglio conosciuta come martorana, un impasto di farina di mandorla, zucchero a velo e glucosio che ha origini molto antiche e, come per molte pietanze tradizionali, monastiche. ORIGINI DELLA MARTORANA, LEGGENDA O REALTA’? Si narra che all’interno del monastero benedettino della Martorana, fatto costruire intorno al 1194 vicino alla Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio per volere della nobildonna…

  • Da vedere

    San Cataldo, simbolo della Palermo arabo-normanna

    Impiegata sovente come immagine simbolo della Palermo arabo-normanna, la Chiesa di San Cataldo è entrata a far parte il 3 luglio 2015 del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) nell’ambito dell’itinerario “Palermo arabo – normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”. LA REALIZZAZIONE DELLA CHIESA E LE DIVERSE MODIFICHE STRUTTURALI La sua edificazione, su resti di antiche mura punico-romane, avvenne tra il 1154 e il 1160 per volontà di Maione di Bari, ammiraglio di Guglielmo I, che ne fece la cappella privata del suo palazzo. Successivamente, nel 1182, re Guglielmo affidò la cappella ai benedettini di Monreale che mantennero la sua originaria configurazione fino al 1679, anno in cui, come trascritto nell’iscrizione…

  • Da vedere

    La Zisa, “la splendida”

    «Guglielmo … rivaleggiando col padre … si mosse a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso di que’ lasciatigli da Ruggiero. Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò «la Zisa» e così diciamo fin oggi». Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia Desideroso di ostentare la propria ricchezza e la propria potenza e di rivaleggiare col padre, Guglielmo I , detto il Malo, fece costruire all’interno del parco di caccia del Genoard, che si estendeva nella zona ovest di Palermo sino ad Altofonte, uno splendido palazzo concepito come dimora estiva dei re, la…

  • Racconti e Fiabe

    Li Diavuli di la Zisa.

    Hannu a sapiri ca ‘n Palermu cc’è un gran Palazzu ch’è comu un Casteddu e si chiama di la Zisa. A sta Zisa cc’è ‘na ‘ntrata ch’è fatta d’oru e appitturata vera galanti, e ‘nta la menzu ‘na funtana di màrmura ca cci scoppa un’acqua pulita e frisca ca veni lu cori, e ‘nta st’acqua s’arròzzulanu pizzudda d’oru e d’argentu. Ora ddocu, ‘nta sta Zisa, cc’è lu ‘ncantisimu, e cc’è un bancu di munita d’oru, la cchiù granni chi mai (ma no quantu lu bancu di Ddisisa), e lu tennu ‘ncantatu li Diàvuli, pirchì nun vonnu chi si lu pigghiassiru li cristiani; pirchì lor signuri hannu a sapiri ca stu…

  • Cucina Siciliana

    Tetù e teio, dolci tentazioni

    Acquistati prevalentemente per la festività della Commemorazione dei Defunti o Festa dei Morti, come si dice a Palermo, al fine di arricchire di ogni sorta di dolciumi “u cannistru” dei morti, i tetù, proprio come ben descritto all’interno del Vocabolario storico-etimologico del Siciliano (Varvaro), sono dei biscotti di farina, burro e cioccolato, di forma sferica e ricoperti di una glassa al cioccolato. In Sicilia questo biscotto è conosciuto con diverse denominazioni: se la forma tetù è propria del palermitano, tatù si rileva in area centrale e totò in area orientale.  “TIENI TU E TENGO IO” Soffermandoci nel palermitano riscontriamo che esistono due varianti dello stesso biscotto i tetù e i teio, ovvero…

  • Da vedere

    San Giovanni degli Eremiti, un’oasi spirituale.

    Le caratteristiche cupolette intonacate di rosso e il “nitido rapporto tra i corpi cubici”, che ricordano gli antichi edifici di culto orientale, fanno della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti uno degli edifici più affascinati ed emblematici della città di Palermo. Costruita secondo i canoni dell’architettura siculo-normanna, dal 3 luglio 2015 la Chiesa è entrata a far parte del Patrimonio dell’umanità (Unesco) nell'”Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale“. LA REALIZZAZIONE E LE DIVERSE TRASFORMAZIONI Situata presso Palazzo dei Normanni, nel tratto in cui scorreva il fiume Kemonia (oggi interrato), la Chiesa, facente parte di un complesso conventuale comprendente anche la sala del Capitolo, un dormitorio, un refettorio, il cimitero e…

  • Racconti e Fiabe

    Giufà e lu Judici.

    Si cunta ca Giufà ‘na matina si nni ij’ a finocchi, e ad arricuglìrisi a lu paisi si arridducì’ di notti; nna mentri caminava cc’era la Luna ed era annuvulata, e la Luna affacciava e cuddava; s’assetta ‘n capu ‘na petra e si minti a taliari la Luna ca affacciava e cuddava, e cci dicía quann’affacciava: – «Affaccia, affaccia;» quannu cuddava cci dicía: – «Codda, codda,» e ‘un allintava di diri: «Affaccia affaccia! codda codda!» ‘Ntantu ddà sutta la via cc’eranu du’ latri ca scurciavanu ‘na vitedda, ca l’avianu arrubbatu; quannu ‘ntisiru diri: – «Affaccia e codda,» si scantavanu ca vinía la Ghiustizia; appizzanu a cùrriri e lassanu la carni.…

  • Cucina Siciliana

    Minne di Vergine, le dolci colline di Sambuca

    Le “minne di virgini”, in italiano “seni di vergine”,  sono dolci tradizionali di Sambuca di Sicilia (“Borgo più bello d’Italia” nell’anno 2016). Composto da pasta frolla ripiena di biancomangiare, gocce di cioccolata, zuccata e cannella,  questo dolce, dopo circa 300 anni dalla sua creazione, è stato inserito nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali Siciliani (PAT). LE ORIGINI DELLA RICETTA La ricetta, custodita gelosamente dalle suore di clausura di Sambuca, risale al 1725 e fu ideata da Suor Virginia Casale di Rocca Menna, del Collegio di Maria di Sambuca, per rendere speciale il matrimonio tra il marchese don Pietro Beccadelli e donna Marianna Gravina. L’idea della suora era quella di ricreare le dolci…

  • Da vedere

    Palazzo Reale, dimora e fortezza del potere

    Edificato nel nucleo più antico della città, sopra i  resti dei primi insediamenti di origine fenicio-punica, databili fra il VIII e il V secolo a.C., il Palazzo Reale (noto anche come Palazzo dei Normanni) racconta, attraverso la sua architettura esterna, attraverso le sue sale e i suoi arredi, la storia del potere in Sicilia in quanto re, imperatori, viceré e oggi l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) lo hanno adibito a centro nevralgico del potere. Proprio per la sua sfaccettata architettura, il 3 luglio 2015 il Palazzo Reale è entrato a far parte del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) all’interno del percorso  “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale“. DA QASR A…