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“Il più sorprendente gioiello religioso”, la Cappella Palatina

La più bella Chiesa del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano“, con queste parole lo scrittore Guy de Maupassant  descriveva le bellezze della Cappella Palatina (dedicata a San Pietro apostolo) che, grazie alla sua fitta rete di mosaici e alla delicatezza degli intarsi marmorei e lignei di matrice bizantina, è entrata a far parte il 3 luglio 2015 del Patrimonio dell’Umanità (UNESCO) all’interno del percorso “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale“.

Il presbiterio della Cappella Palatina, recintato e sopraelevato rispetto al piano di calpestio. Sulla destra l’ambone costituito da due casse parallelepipede sorrette da colonne, alcune delle quali ricoperte da motivi a zigzag.

LA REALIZZAZIONE E GLI INTERVENTI DI RESTAURO

L’ingresso della Cappella Palatina si affaccia sul cortile Maqueda, cortile interno di Palazzo Reale.

Costruita a partire dal 1129  per volere di Re Ruggero II di Sicilia (completata nel 1143) come cappella privata della famiglia reale all’interno di Palazzo dei Normanni e consacrata il 28 aprile 1140 dall’Arcivescovo Ruggero Fesca davanti ad un gran numero di prelati del Regno, la Cappella Palatina ha subito nel corso dei secoli diversi interventi di restauro come quelli effettuati da Domenico Gagini (1460-1463), che hanno interessato il ripristino e la manutenzione di mosaici, arabeschi o intarsi, o quelli che interessarono il rifacimento e la realizzazione di nuovi mosaici (quelli del catino absidale) e l’esecuzione dell’allegoria delle vicende riguardanti Davide e Assalone (1716-1753) o, per ultimi, quelli avvenuti tra il 2002 e il 2008 dopo i danneggiamenti subiti dal terremoto del 6 settembre 2002. Essendo stata sottoposta a così tanti interventi la Cappella Palatina appare oggi ben diversa da come appariva durante la reggenza normanna.

L’ESTERNO DELLA CAPPELLA, UN UNICO AFFACCIO SUL CORTILE MAQUEDA

Al tempo della sua costruzione, per esempio, la Cappella Palatina risultava isolata rispetto all’intero complesso di Palazzo dei Normanni ed erano quindi ben visibili le mura esterne, oggi invece risultando inglobata all’intero edificio, è possibile ammirare solo una delle pareti, quella nella quale è presente l’accesso attuale. Essa si affaccia sul cortile Maqueda (cortile interno) attraverso un portico costituito da colonne con capitelli di reimpiego sui quali poggiano archi a sesto leggermente acuto, ed è caratterizzata da decorazioni musive che narrano le vicende riguardanti Davide e Assalone. Sul vestibolo inoltre è raffigurato il Genio di Palermo ritratto col cane (simbolo di fedeltà), con la serpe (allegoria dell’invasore da schiacciare) e con l’aquila (simbolo della libertà e personificazione della città di Palermo).

I mosaici esterni alla Cappella Palatina raffigurano e narrano le vicende di Davide e Assalone. Sulla parete del vestibolo è inserito il mosaico raffigurante il Genio di Palermo in panni regali e sembianze d’uomo maturo, ritratto col cane (simbolo di fedeltà), con la serpe (allegoria dell’invasore da schiacciare) e con l’aquila (simbolo della libertà e personificazione della città di Palermo). Nel medaglione i ritratti di Ferdinando III e Maria Carolina.

UN PICCOLO SCRIGNO D’ARTE BIZANTINA RICCO DI SPIRITUALITA’ 

Varcata la porta d’ingresso, nonostante le sostenute dimensioni (33 metri di lunghezza e 13 di larghezza), ci si immerge in un ambiente immenso, ricco di spiritualità e di inestimabili tesori. Due fila di 4 colonne in granito e marmo cipollino a capitelli compositi, che sorreggono una struttura di archi ad ogiva, dividono l’ambiente in tre navate. La prima navata che si percorre, quella a destra della navata centrale, culmina nella cappella di San Paolo dove sono presenti la statua di San Pietro, realizzata da Giovanni Battista Ragusa nel 1726, e i mosaici raffiguranti Sant’Anna e Maria bambina, l’apostolo Paolo, scene della natività di Gesù e il Cristo Pantocratore. La navata a sinistra culmina invece nella cappella di San Pietro dove sono rappresentati San Giuseppe e Gesù fanciullo, l’apostolo Pietro, la Vergine Odigitria (“colei che conduce, mostrando la direzione”) e Sant’Andrea apostolo. Entrambe le navate laterali, inoltre, sono decorate con un alto zoccolo in marmo con inserti in porfido e decorazioni ad intarsio (come tutta la pavimentazione) e presentano un soffitto costituito da assi trasversali che delimitano delle conche nelle quali sono ripresi i soggetti presenti nella navata centrale. Differentemente la navata centrale è caratterizzata da preziosi soffitti di maestranza fatimida, una struttura autoreggente costituita da cassoni lignei (abete dei nebrodi) intagliati, lungo il perimetro, a muqarnas dipinte con rare immagini fitoformi e zooformi (alcune delle quali vietate dalla tradizione musulmana) e, nella parte centrale, a stelle ottagonali con motivi geometrici e iscrizioni.

Soffitto fatimida. Le muqarnas dei cassoni lignei, dipinte con immagini rare e iscrizioni cufiche, presentano ornamenti fitoformi e zooformi, uccelli, animali fantastici e mitologici tra cui figure umane (Vietate nella tradizione musulmana) immortalati in scene di caccia, di guerra e di amore, etc. Nei lacunari sono anche presenti stelle ottagonali con motivi geometrici e iscrizioni.

LE SCENE RAFFIGURATE SULLE PARETI LATERALI

Al centro della Cappella lo sguardo si posa ammirato su ogni minuziosa tessera musiva, su ogni scena riprodotta con dovizia di particolari. Alle pareti laterali si possono apprezzare le scene riguardanti il vecchio e il nuovo Testamento (La creazione, la vita di Noè, il diluvio universale, episodi su Abramo, Isacco e Giacobbe, la nascita, la vita, i miracoli e la passione di Gesù Cristo) ma anche i cicli su San Pietro e San Paolo, le raffigurazioni di Arcangeli, Angeli, Profeti, Evangelisti e Dottori della Chiesa.

Mosaici e Archi. Il soffitto delle navate laterali, qui ben visibile, è costituito da assi trasversali.

LA CONTROFACCIATA

Sulla controfacciata o parete occidentale si può ammirare in alto il grande mosaico che raffigura il Cristo Pantocratore in atto benedicente tra i Santi Pietro e Paolo e gli arcangeli Michele e Gabriele, mentre in basso il trono reale riccamente decorato in stile cosmatesco è elevato rispetto al piano di calpestio.

Cristo Pantocratore, con aureola a croce greca e abbigliamento regale, in atto benedicente con la mano destra mentre la sinistra tiene chiuso il Vangelo, ritratto fra San Pietro e San Paolo apostoli e gli arcangeli Michele e Gabriele.

 

LE SCENE MUSIVE DEL PRESBITERIO CHE CULMINANO NEL CRISTO PANTOCRATORE

Nel lato opposto il presbiterio di forma quadrata, ad indicare la terra con i suoi quattro elementi, è sormontato dal tamburo di forma ottagonale, 8 simbolo della resurrezione e del Giudizio Universale ,che, a sua volta, è sormontato dalla cupola, simbolo della perfezione che è il Regno dei Cieli. Proprio al centro della cupola è raffigurato il Cristo Pantocratore in atto di benedire con la mano destra mentre con la sinistra tiene il libro del Vangelo chiuso, attorno a lui otto Arcangeli oranti con lo scettro nella mano destra; appena sotto, alle pareti del corpo che sostiene il tamburo, vi sono raffigurati quattro profeti e, nelle nicchie, i quattro evangelisti; nell’arco absidale troviamo l’Annunciazione con l’Arcangelo annunciante a sinistra e la Vergine annunciata a destra; nella calotta dell’abside il Cristo Pantocratore tiene aperto il Vangelo al versetto “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita“; infine sul catino absidale sono raffigurati, fuori dai canoni bizantini poiché postumi, in posizione centrale la Vergine in trono, alla sinistra San Pietro Apostolo e Maria Maddalena, alla destra Giovanni il Battista e Giacomo apostolo.

Al centro della cupola è presente il Cristo Pantocratore raffigurato, con aureola a croce greca e vesti che ricordano abiti cerimoniali di imperatori bizantini, nell’atto di benedire con la mano destra mentre con la sinistra tiene il libro del Vangelo chiuso. Attorno a Lui 8 arcangeli oranti (Gabriele, Michele, Raffaele, Uriele, Barachiel, Jeudiel, Sealtie, ?) abbigliati anche loro con vesti regali. Sotto, alle pareti del corpo che sostiene il tamburo vi sono 12 profeti, che reggono delle pergamene indicanti la venuta di Cristo, e i 4 evangelisti.

TUTTO E’ IN PERFETTA ARMONIA, RAPPRESENTAZIONE DI QUALCOS’ALTRO

Tutto è in perfetta armonia, tutto è rappresentazione e manifestazione di qualcos’altro: l’oro frapposto tra due lastre di vetro è la manifestazione della parola di Dio che è luce, le diverse rappresentazione musive del Cristo Pantocratore (nella controfacciata, nella cupola, nella calotta dell’abside e nella cappella di San Paolo) vogliono manifestare la forte relazione tra il Monarca e Dio, tra il Re e il Re dei Re, legame forte e presente solo all’interno della Cappella Palatina.

Mosaici della cupola e dettagli del soffitto a muqarnas.

 

E poi da nessuna parte, neppure a Ravenna, ho visto mosaici simili. Nella Cappella Palatina, che dai pavimenti ai soffitti a volta è tutta d’oro, ci si sente come si fosse seduti nel cuore di un enorme nido, guardando gli angeli cantare.
(Oscar Wilde)

Per informazioni su orari e costi visitare il sito Fondazione Federico II o Cappella Palatina

 

Nel 2017 il Daily Telegraph ha incoronato la Cappella Palatina tra le 23 Chiese più belle al mondo, l’unica tra le italiane.

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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