Cucina Siciliana

Lo sfincione palermitano…chi sciavuru!!!

“Chistu è sfinciuni fattu ra bella viaru, chi sciavuru!!! Ora u sfurnavu!!!”

 

Se siete di Palermo o, turisti, avete fatto un giro tra i mercati e tra le viuzze di Palermo vi sarà sicuramente capitato di ascoltare queste parole, o meglio questa “abbanniata”, una sorta di pubblicità ambulante, che si insinua dall’apparato uditivo prima nella testa e poi a poco a poco nelle papille gustative…si perché il prodotto che si sta tentando di vendere è una  delle prelibatezze del cibo da strada palermitano, “u sfiniuni”, una specie di focaccia morbida e spugnosa condita con salsa di pomodoro, acciughe, cipolle, origano, caciocavallo e pangrattato, facente parte della lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali Italiani (PAT).

ORIGINI STORICHE E ETIMOLOGICHE

Le sue origini storiche come quelle etimologiche non sono del tutto chiare. Sembra sia stato inventato dalle suore del convento di San Vito a Palermo per  presentare durante le  festività un piatto diverso dal solito pane che si mangiava tutti i giorni. Secondo la tradizione, dopo che la ricetta è stata divulgata, le massaie palermitane, proprio come le suore, hanno iniziato a preparare in casa tale piatto per gustarlo durante le vigilie delle festività natalizie. Inoltre, era diventata consuetudine preparare lo sfincione per il cosiddetto appuntamientu, ovvero la festa di fidanzamento in casa della sposa. Per quanto riguarda il nome, invece, vi sono due ipotesi, la prima afferma che il nome derivi dal latino spongia e dal greco spongos, ossia spugna, proprio come la consistenza della pasta, la seconda invece fa derivare il nome dall’arabo isfanğ col quale si indica una frittella di pasta addolcita con il miele.

Lo sfincione palermitano.

PREPARAZIONE

Per ottenere un ottimo sfincione palermitano bisogna prima di tutto pensare a preparare l’impasto della pasta che ha bisogno di almeno 3 ore di lievitazione (è consigliabile prepararlo la sera prima). Iniziamo con la ricetta: mettete in una ciotola la farina, un cucchiaio di miele, un pizzico di sale e il lievito di birra precedentemente sciolto nell’acqua. Amalgamate il tutto nella ciotola aggiungendo l’acqua poco alla volta per ottenere un impasto morbido e elastico. Trasferite l’impasto sul piano di lavoro già infarinato e lavorate con le mani fino a formare una palla liscia che, posta in una ciotola coperta da un canovaccio, deve riposare, come già scritto, per almeno 3 ore.

Mentre la pasta riposa preparate la salsa lasciando cuocere in un tegame le cipolle precedentemente tagliate insieme a dell’olio EVO e a dell’acqua per una decina di minuti, aggiungete i pelati, aggiustate di sale e pepe e, mescolando di tanto in tanto, cuocete il tutto per circa 30 minuti. Intanto tagliate il caciocavallo (ragusano) a cubetti e in una padella con poco olio tostate il pangrattato.

Quando si avranno tutte le preparazioni pronte (la pasta deve aver raddoppiato il suo volume)  ungete una teglia con dell’olio, adagiate la pasta sulla teglia e conditela con olio, acciughe, salsa di pomodoro, caciocavallo a dadini, caciocavallo a scaglie, pangrattato e origano. Cuocete lo sfincione in forno preriscaldato a 180° per 40′ e, appena pronto, sfornate, tagliate a fette rettangolari e servite.

DIVERSE VARIANTI

Come scritto sopra la ricetta fornita è per la preparazione dello sfincione palermitano, tuttavia esistono due varianti dello sfincione degne di nota, lo sfincione bagherese, senza salsa di pomodoro ma con tuma (o ricotta), cipolla e acciughe, e lo sfincione di Santu Vitu con salsiccia fresca e formaggio.

Nonostante tale pietanza sia ormai venduta tutto l’anno per le strade e nella provincia di Palermo la tradizione di consumarlo durante la vigilia delle feste natalizie sussiste ancora…quanto siamo nostalgici e golosi!!

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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