Da vedere

Il Duomo di Monreale…un sogno ad occhi aperti.

Edificio di immenso valore artistico e culturale il Duomo di Monreale (o Cattedrale di Santa Maria Nuova), costruito tra il 1172 e il 1267, testimonia, solo grazie alla sua grandiosa ricchezza musiva (ben 6340 metri quadrati di mosaici), il fasto e l’importanza della corte di Guglielmo II d’Altavilla, detto il Buono, Re di Sicilia dal 1166 al 1189.

DUE LEGGENDE SULLA REALIZZAZIONE DEL DUOMO DI MONREALE

Due leggende narrano la realizzazione di questa grande opera architettonica: la prima ha come protagonista Re Guglielmo II che, stanco per una battuta di caccia presso i boschi di Monreale, si addormenta sotto l’ombra di un carrubo e sogna la Madonna che gli rivela la presenza di un grande tesoro proprio sotto l’albero all’ombra del quale sta riposando e lo esorta a costruire un grande tempio a Lei dedicato con il tesoro ritrovato (si può leggere la leggenda trascritta in siciliano da Giuseppe Pitré qui); la seconda invece ha come protagonista la rivalità tra due fratelli, entrambi architetti, ai quali sono state commissionate rispettivamente la costruzione del Duomo di Monreale e la costruzione della Cattedrale di Palermo, terminati i lavori i due fratelli si suicidano dopo aver contemplato l’uno il meraviglioso operato dell’altro.

LA VERITA’ SULLA REALIZZAZIONE DEL DUOMO

La verità non si discosta molto dalla seconda leggenda, infatti, il Duomo di Monreale è stato frutto di una simpatica contesa tra Re Guglielmo II e l’Arcivescovo di Palermo Walter Ophamill (Gualtiero Offamilio), precettore del Re durante la sua infanzia: chi avrebbe creato il tempio più bello? Re Guglielmo II diede più importanza agli interni poiché simbolo della bellezza dell’animo umano, l’Arcivescovo Offamilio invece diede più importanza all’aspetto esterno poiché esaltazione della potenza dello spirito. Il primo bramava la diffusione del messaggio evangelico, il secondo desiderava attirare l’attenzione dei credenti.
Il risultato finale ha dato ragione ad entrambi, sia il Duomo di Monreale sia la Cattedrale di Palermo hanno ricevuto il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità nel 2015, entrambi facenti parte del percorso “Palermo Arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”.

CENNI STORICI

Concepita come Chiesa annessa all’abbazia territoriale benedettina, indipendente dalla Cattedrale di Palermo, nel 1176 il Duomo ottenne da Papa Lucio III la promozione al rango di Cattedrale e ricevette la solenne consacrazione solo sotto il regno di Carlo d’Angiò il 25 aprile 1267, ben 95 anni dopo l’inizio dei lavori. Revisionata e ristrutturata durante gli anni successivi, anche in seguito a calamità naturali, adesso il Duomo si presenta in linea con le grandi basiliche benedettine di provenienza cluniacense e mostra diverse aggiunte rispetto al periodo di edificazione come la Cappella di San Benedetto (1561) decorata da Antonio Novelli, la Cappella di San Castrense (1588-1609) dove sono presenti le reliquie del Santo Patrono e la Cappella del Crocifisso (1687-1690) dove sono conservati i tesori del Duomo.

GLI ESTERNI RICCAMENTE DECORATI

La facciata principale, rivolta verso una piazza quadrangolare dalla quale si accede anche al Chiostro annesso, è stretta tra due torri campanarie asimmetriche in quanto la torre a sinistra, danneggiata da un fulmine nel 1807, non è mai stata ricostruita. Il prospetto presenta, inoltre, nella parte alta un timpano triangolare e una monofora ogivale incorniciata da archetti ciechi intrecciati tra di loro, mentre nella parte bassa un portico settecentesco in stile barocco sotto al quale è presente un portale riccamente decorato da cornici architettoniche che incorniciano una porta in bronzo (formata da 42 formelle con episodi del vecchio e del nuovo testamento) realizzata dallo scultore Bonanno Pisano tra il 1185 e il 1186. Interessante è anche il prospetto opposto composto da 3 absidi esterne decorate con membrature architettoniche ottenute con l’incrocio di archi ciechi ogivali e ravvivate dall’utilizzo di diversi materiali quali il calcare bruno-dorato, il tufo lavico grigio-nero e i laterzi rossi che danno vita a forti contrasti di colore.

La facciata principale.
Il fianco sinistro e il portico rinascimentale dal quale adesso entrano i fedeli.

LA STRUTTURA INTERNA DEL DUOMO

Varcando la porta in bronzo, nonostante adesso l’ingresso per i visitatori sia quello che affaccia lateralmente su piazza Vittorio Emanuele, ci si immerge in un ambiente mistico che richiama il visitatore al silenzio e alla contemplazione. Lungo 102 metri e largo 40, il Duomo presenta la caratteristica pianta a croce latina con il transetto poco sporgente. Due serie di nove colonne (derivanti da edifici romani), tutte in granito grigio eccetto una in marmo cipollino ad indicare che le sorti della grande Chiesa sono rette da Dio e in minima parte anche dall’uomo, suddividono la sala in tre navate di cui la centrale è tre volte più ampia delle navate laterali e culmina nella grande abside maggiore coperta da una breve volta a ogina, mentre le minori culminano nelle due absidiole (quella di San Pietro a sinistra e quella di San Paolo a destra) sovrastate entrambi da semicupole. Ai due fianchi dell’abside sono presenti la tomba di Guglielmo I, quella di Guglielmo II e quella di Margherita di Navarra e di Sicilia.

L’abside centrale è rivolto a est a testimonianza del cammino che l’uomo deve fare per trovare la propria rinascita in Gesù Cristo, rappresentato nel Cristo Pantocratore come “luce che sorge dall’alto”.

I SOFFITTI LIGNEI

I soffitti delle navate sono a travature scoperte con dipinti policromi mentre nella crociera sono a stalattiti di tipo arabo. La pavimentazione è musiva con dischi di porfido e granito e con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate.

I soffitti in legno policromo.

IL PRESBITERIO 

Il presbiterio si trova in un piano rialzato rispetto al piano della Chiesa, occupa tutta l’area della crociera e dell’abside maggiore e ospita gli stalli lignei del coro, di stile neogotico, l’altare maggiore in argento e bronzo creato da Luigi Valadier tra il 1770 e il 1773, il trono reale riccamente ornato e il trono episcopale dove tutt’ora siede l’officiante.

Abside centrale e altare. A destra e a sinistra, prima di entrare nel presbiterio, ci sono due troni, quello a sinistra, riccamente ornato, apparteneva al re, mentre quello a destra, più dimesso, accoglie tuttora il Vescovo celebrante.

LA DECORAZIONE MUSIVA CHE CULMINA NEL CRISTO PANTOCRATORE

Dulcis in fundo, la parte del Duomo che suscita meraviglia, stupore, incredulità: la decorazione musiva, la più vasta d’Italia, realizzata probabilmente tra il 1180 e il 1190 da mosaicisti bizantini in collaborazione con maestranze di altre scuole, in prevalenza veneziane, accomunati da un unico progetto poetico e teologico. I 130 quadri musivi a fondo oro, dove sono rappresentati i momenti dell’antico e del nuovo testamento che culminano nell’abside centrale con l’incantevole visione del Cristo Pantokrator (Onnipotente), infatti raccontano la storia del cammino di salvezza dell’uomo. Un ruolo fondamentale per la lettura del messaggio di salvezza è l’orientamento della Chiesa che vede il portale principale esposto a ovest e l’altare esposto a est, ciò a simboleggiare il cammino dell’uomo che dalle tenebre si dirige verso la luce che è raffigurata dal Cristo Pantocratore, “un sole che sorge dall’alto”. A testimonianza di ciò il messaggio trascritto nel libro che il Cristo Pantokrator tiene nella mano sinistra: “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non cammina nelle tenebre“.

Il Cristo Pantocratore nella sua iconografia rappresenta sia Dio che l’uomo: il colore rosso della veste è simbolo della divinità mentre quello blu del mantello è simbolo della sua umanità, l’oro che lo circonda è segno della luce divina che egli stesso irradia, mentre il volto sereno è umanissimo. La mano destra benedice con il classico segno delle icone bizantine mentre la mano sinistra tiene un libro con su scritto: “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non cammina nelle tenebre”. Nell’arco che sovrasta il Cristo Pantocratore vi è l’Etimasia ovvero il trono sormontato da una croce, simbolo cristiano di origine orientale che rappresenta il trono predisposto per accogliere il Cristo alla fine dei tempi come giudice universale (Apocalisse), ai suoi lati 4 Serafini (angeli a sei ali) e 4 Arcangeli (Gabriele, Raffaele, Michele e Uriele).

Per informazioni su orari di visita o delle Messe consultare il sito ufficiale del Duomo di Monreale.

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *