Folklore

Il carretto siciliano…arte e narrazione in movimento.

Divenuto ormai un pezzo da museo per il suo forte valore artistico e folkloristico il carretto siciliano  affonda le sue radici soltanto nel XIX secolo e la sua storia è strettamente legata con quella del sistema viario siciliano.

CENNI STORICI

Fino al 1830, data in cui i governanti borbonici si sono interessati e impegnati nella realizzazione delle “regie trazzere”, strade di grande comunicazione (prima tra tutte quella che collega Palermo a Messina passando per Enna e Catania), tutti i traffici commerciali avvenivano via mare e gli unici carri in circolazione (“strascinu” o “straula”) erano senza ruote e adoperati per trasportare i covoni di grano.  La realizzazione delle “regie trazzere”, caratterizzate da strade fatte da grossi sentieri a fondo naturale (con la presenza di ripide salite, curve a gomito, fossi e altro), ha dato il via alla costruzione di veicoli con ruote molto alte adatte per percorrerle al meglio. Nasce così il carretto siciliano.
Inizialmente dipinto di giallo per proteggere il legno, via via, grazie al miglioramento della praticabilità delle strade, i carrettieri iniziano a trasformare il carretto in un autentico capolavoro d’arte con dipinti di vario genere o, prendendo in prestito le parole dello scrittore e poeta Guy de Maupassant (1850-1893), in un “rebus che cammina“.

Il carretto siciliano.

 

“REBUS CHE CAMMINA”

I generi figurativi più rappresentati nei carretti possono riassumersi in: devoto (in modo particolare con le vite di Santa Rosalia e Sant’Agata), storico-cavalleresco ( con le battaglie tra cristiani e saraceni, con le vicende legate a personaggi quali Napoleone o Garibaldi), leggendario-fiabesco, musicale (attraverso le raffigurazione di opere liriche quali la Cavalleria Rusticana) e realistico.
Proprio per questa grande varietà di generi figurativi il celebre poeta Ignazio Buttitta (1899-1997) ha affermato: “attraverso le immagini del carretto la cultura siciliana racconta se stessa“. Le vicende inoltre, tutte realizzate con colori ad olio, prendono spunto dai cartelli dei cantastorie e dai fondali dell’opera dei pupi.

UN LUNGO LAVORO ARTIGIANALE

La realizzazione di un carretto ha iniziato così a richiedere diversi mesi di lavoro (tra i 2 e i 3) e diverse tipologie di artigiani: il carradore si occupava di intagliare le varie parti in legno (noce, abete e faggio i legni più diffusi); lo scultore intagliava i raggi delle ruote e gli elementi rappresentativi; il fabbro assemblava i pezzi e ne  realizzava altri in ferro battuto; il sellaio realizzava i finimenti e la bardatura dei cavalli come le placche di cuoio, gli specchietti, i pennacchi e i campanelli; il pittore si occupava delle decorazioni dell’intero carretto, dalla chiave posteriore al fondo di cascia, dalle sponde del carretto (masciddara) ai 12 raggi delle ruote (iamozzi) attraverso l’uso di prospettive elementari, personaggi in primo piano e colori molto accesi.

MA PERCHE’ TUTTE QUESTE DECORAZIONI?

In primis, come è già stato scritto per proteggere il legno, ma anche per proteggere e benedire il viaggio o allontanarne la malasorte, o per richiamare l’attenzione affinché venissero acquistate le mercanzie che il carrettiere vendeva, o infine per mostrare il prestigio sociale di chi aveva commissionato il carretto stesso.

TIPOLOGIE DI CARRETTO 

La Sicilia, come ben sappiamo, è un’isola molto ampia e varia, e anche per i carretti siciliani si riconoscono diverse differenze tra un’area e un’altra che vengono schematizzate in 4 categorie o tipologie di carretto.

  • Il carretto palermitano ha come colore predominante il giallo, presenta una cassa a forma trapezoidale, possiede i laterali divisi in due riquadri (o scacchi), ha l’asse delle due ruote ornato di arabeschi in ferro battuto e presenta decorazioni geometriche.
  • Il carretto trapanese ha le ruote dal grande diametro e i laterali divisi in tre riquadri.
  • Il carretto castelvetranese ha caratteristiche intermedie tra i primi due.
  • Il carretto catanese ha come colore predominante il rosso, possiede una cassa con fiancate a forma rettangolare e presenta decorazioni curate e dettagliate.

I carretti inoltre possono essere suddivisi mediante la tipologia di prodotti che trasportano, in questo caso possiamo citare u tiralloru, con laterali bassi e rettangolari, adatto a trasportare la terra, u furmintaru, con laterali più alti e rettangolari, adatto al trasporto di frumento, e infine u vinaloru, con fiancate trapezoidali e tavole inclinate, adatto al trasporto di vino.

DA VEICOLO A OGGETTO DA ESPOSIZIONE 

Con la diffusione dei veicoli a motore il carretto siciliano ha perso via via la propria identità (nonostante ci siano ancora artigiani che tramandano ai propri figli l’arte della loro bellezza) ed è stato rinchiuso all’interno dei musei, a parte qualche sporadica passeggiata per far mostra di sé, pronto a raccontare attraverso le sue immagini la cultura siciliana.

 

Tra i musei in cui è possibile ammirare tali opere d’arte vi suggeriamo: il Museo d’Aumale, presso Terrasini (PA), il Museo del Carretto Siciliano “Gullotti”, presso Bronte (CT) e il Museo del Carretto Siciliano – Aci Sant’Antonio, presso Aci Sant’Antonio (CT).

Marianna

Vive a Palermo. Appassionata di fotografia, di lettura e di ogni forma d'arte (o quasi). Innamorata della Sicilia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sul cibo all'interno della letteratura e dei menu siciliani.

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