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Santuario di Santa Rosalia, la chiesetta nella roccia

“Sembrava come rapita in estasi, gli occhi semichiusi, il capo appoggiato negligentemente alla mano destra carica d’anelli. Non mi saziavo di contemplare quell’immagine; mi sembrava che ne emanasse uno straordinario fascino. Il manto che la riveste è di lamiera dorata e imita benissimo una stoffa riccamente tessuta d’oro. La testa e le mani sono di marmo bianco, non oso dire di stile elevalo, tuttavia rese con tanta naturalezza e grazia da far credere che la figura respiri e si muova.
Un angioletto le sta accanto e sembra ventilarla con lo stelo d’un giglio.”
( Goethe, Viaggio in Italia, 6 aprile 1787)

Il Santuario di Santa Rosalia si trova sulle pendici di Monte Pellegrino, in Palermo, ed è stato costruito sulla base di altri edifici religiosi in onore della nuova Santa patrona della città.

Esso si trova all’interno di una grande roccia in cui vi è anche una grande quantità di acqua che viene portata all’esterno tramite un particolare sistema.

Nel 1180 il Senato Palermitano costruì un tempio a Santa Rosalia dentro la grotta e la preesistente chiesa bizantina dell’Ordine benedettino, religiosi che hanno assistito spiritualmente la Santa durante i suoi anni da eremita. Il santuario per come lo vediamo oggi risale al 1625.

Esternamente il santuario si presenta come un semplice e austero edificio del 1600 addossato alla roccia, ma varcando la porta d’ingresso ci si immerge in un ambiente ricco di spiritualità. Dopo aver superato un vestibolo finemente lavorato, infatti, ci si trova all’interno di una stanza a cielo aperto dove ci sono due altari, un crocifisso in legno risalente al ‘400, alcune lapidi e numerosi ex voto.  Entrando dall’atrio scoperto, attraverso una sontuosa cancellata in ferro, si arriva all’interno della vera e propria grotta, profonda circa 25 metri, dove vennero trovati i resti di Santa Rosalia. Proprio qui, sulla sinistra, sotto un baldacchino in stile barocco, c’è la statua di Santa Rosalia scolpita da Gregorio Tedeschi nel 1630. Circa un secolo dopo Carlo III di Borbone, in onore delle sue nozze, donò alla Patrona la veste dorata che tutt’ora la ricopre.

La Chiesa, ricavata dalla grotta, è profonda circa 25 metri e larga non più di 10. Appena vi si accede si prova un misto di stupore e spiritualità. Sulla parete destra è presente un bassorilievo di Nunzio La Mattina raffigurante l’incoronazione di Santa Rosalia, mentre sulla destra, incavata nella roccia, è presente la testa marmorea della Santa.

Accanto alla Chiesa si trova il convento che ospita l’Istituto di Opera Don Orione.

L’atmosfera è veramente suggestiva e anche i meno credenti si sono trovati almeno una volta ad emozionarsi e a sentire il bisogno impellente di inginocchiarsi, pregare o, semplicemente, osservare un rispettoso silenzio.

 

Sulla sinistra, sotto un baldacchino in pietre nobili e marmi misti, è presente la teca in vetro contenente la statua marmorea di Santa Rosalia.

 

Il “Cammino di Santa Rosalia” ripercorre la strada che la ‘Santuzza’ percorse quando lasciò la città di Palermo per rifugiarsi nella grotta della Quisquina e collega quindi, i due principali luoghi di Sicilia dove Santa Rosalia visse realmente: il Santuario di Monte Pellegrino e l’Eremo di Santo Stefano Quisquina.

Francesca

Vive a Palermo. Appassionata di lettura e scrittura e innamorata della Sicilia e di ogni suo piccolo angolo. Laureata in Scienze turistiche con una tesi su come il turismo in Sicilia sia stato influenzato dai mass media.

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