Cucina Siciliana

A’ pasta chi tinnirumi, la minestra estiva

E’ fine maggio, in Sicilia arriva il primo caldo e quindi si dà il via ai caratteristici piatti estivi. Estate, direte voi, c’è bisogno di qualcosa di fresco. E invece no cari miei, perché  a noi Siciliani il primo piatto estivo che ci viene in mente è a’pasta chi tinnirumi!

L’origine di utilizzare i tenerumi per ricavarne un condimento per una minestra estiva è forse ragusana o comunque della Sicilia orientale ma è a Palermo che la ricetta si è affinata e che è diventata una vera prelibatezza estiva.

I tinnirumi (tenerumi) sono foglie e germogli della pianta di una particolare zucchina dalla forma stretta e lunga. Preparare la pasta con i tenerumi è molto semplice e ci vogliono pochi ingredienti facilmente reperibili, anche per questo è un piatto annoverato tra i cibi poveri.

PREPARAZIONE

Variante di “pasta chi tinnirumi” con diversi formati di pasta.

Pulite per bene le verdure e tagliate le foglie più tenere con la punta di un coltello. Mettete le foglie in acqua fredda con un pizzico di sale e poi scolatele e tagliatele. Portate un tegame d’acqua a bollitura e metteteci i tenerumi.

Mentre la verdura cuoce, preparate il condimento con il pelato. In una padella mettete olio e aglio tagliato a pezzettini. Quando l’aglio si sarà imbiondito, versate il pelato, mettete sale e pepe a piacere e fate cuocere per qualche minuto.

Quando la verdura sarà cotta, versate (o “calate”) la pasta (o gli spaghetti spezzettati a solo o accompagnati da altri tipi di pasta come la margherita e i bucatini spezzettati e qualche formato di pasta corta), fate cuocere e, poco prima di scenderla, versate il condimento e mescolate.

Servite la pasta ben calda e…buon appetito!

P.S. Per dare maggior sapore al piatto già gustoso di suo, durante la cottura si può aggiungere dell’ottimo cacio cavallo a pezzi.

P.S. 2 Anche mangiata fredda, con una spolverata di formaggio sopra, è buonissima!

 

Camilleri, Il Cane di Terracotta: “Abbiamo cose da vecchi, dobbiamo tenerci leggeri: tinnirume e triglie di scoglio a oglio e limone. […] Il tinnirume, foglie e cime di cucuzzeddra siciliana, quella lunga, liscia, di un bianco appena allordato di verde, era stato cotto a puntino, era diventato di una tenerezza, di una delicatezza che Montalbano trovò addirittura struggente.”.

Francesca e Marianna

PH Marianna

Francesca

Vive a Palermo. Appassionata di lettura e scrittura e innamorata della Sicilia e di ogni suo piccolo angolo. Laureata in Scienze turistiche con una tesi su come il turismo in Sicilia sia stato influenzato dai mass media.

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